L’energia brucia i conti alle Pmi

La Prealpina - 10/07/2017

I costi in Italia dell’energia elettrica e del gas per le piccole imprese sono tra i più elevati in Ue. Rispetto alla media dei paesi dell’area euro, secondo la Cgia, l’energia elettrica ci costa, per ogni 1.000 Kw/ora consumati (Iva esclusa), 155,6 euro: la tariffa più alta tra tutti i 19 paesi messi a confronto che ci costringe a pagare il 27,8% in più della media Ue. Va un po’ meglio, invece, il risultato che emerge dall’analisi del prezzo del gas: sempre tra i paesi dell’area euro, le Pmi italiane sono al terzo posto (dopo Paesi Bassi e Portogallo) per il costo più elevato. Se la nostra tariffa ogni 1.000 Kw/ora (Iva esclusa) consumati è pari a 55,5 euro, scontiamo un differenziale di prezzo rispetto alla media dei paesi presi in esame del +13,7%.

Per la Cgia le piccole imprese, indicativamente quelle con meno di 50 addetti, danno lavoro al 65,3% degli occupati nel settore privato e costituiscono il 99,4% del totale delle imprese presenti nel Paese. «Come è possibile – afferma il coordinatore dell’Ufficio studi dell’Associazione, Paolo Zabeo – che non si intervenga in maniera decisa per tagliare efficacemente i costi energetici a chi costituisce l’asse portante dell’economia del Paese? E più in generale, come fa la Commissione europea ad accettare che nell’area euro, ad esempio, la piccola impresa paghi l’energia elettrica mediamente il 60% in più delle grandi aziende se la stragrande maggioranza dei nuovi posti di lavoro in Europa negli ultimi anni stati creati dalle Pmi?». Sebbene il Governo Renzi nella primavera del 2014 abbia ridotto la spesa elettrica dei soggetti collegati in media e bassa tensione con una potenza impegnata superiore ai 16,5 Kw, secondo le stime della Cgia, questo provvedimento ha interessato poco più di 700.000 aziende: solo il 15% circa del totale delle imprese presenti in Italia. «Negli ultimi anni il nostro mercato nazionale dell’energia elettrica e del gas ha fatto molti passi in avanti – segnala Renato Mason, segretario Cgia – riducendo progressivamente il gap di prezzo con la media europea».