Legge anticorruzione ispirata da un varesino

Ci sono parlamentari che siedono a Roma da anni e di cui si sa poco o nulla delle leggi e dei risultati che hanno portato in porto. Ci sono altre persone, invece, che seppure non abbiano un seggio a Montecitorio sono stati ispiratori di una legge promossa dal più folto gruppo di minoranza parlamentare e che ieri è stata approvata con l’unanimità dei partiti (Forza Italia e fittiani a parte).

La normativa è quella del Whistleblowing, che andrà a proteggere chi, durante l’attività lavorativa all’interno di un’azienda o di un ente pubblico, rileva una possibile frode, un pericolo o un altro serio rischio che possa danneggiare clienti, colleghi, azionisti, il pubblico o la stessa reputazione dell’ente, e per questo decide di segnalarla. La legge è stata approvata mercoledì e, come ha ricordato la prima firmataria, la deputata Francesca Businarolo del Movimento 5 stelle nel suo intervento alla Camera dei deputati, in Italia essa ha come ispiratore un nome e cognome: Giorgio Fraschini da Varese.

Il 35enne nel 2007 si laureò alla Liuc-Castellanza proprio con una tesi sul tema del whistleblowing e il suo progetto è proseguito fino alla massima istituzione della politica rappresentativa italiana. Oggi è il massimo esperto italiano sul tema di Transparency International, associazione che come primo obiettivo ha la lotta contro la corruzione in Italia.

«Sono dieci anni che ci lavoro – afferma Fraschini – e quindi sono sostanzialmente soddisfatto del testo della legge che è stato approvato. In Parlamento è stato un po’ modificato ma, almeno nella parte che riguarda i dipendenti pubblici, la norma approvata è buona».

Per esempio, fra gli aspetti positivi si segnalano il reintegro per il segnalante licenziato, mentre viene ampliata la protezione dell’identità del whistleblower. Infine sono state inserite delle tutele per i fornitori e i collaboratori delle Pubbliche amministrazioni.

Meno bene, invece per il settore privato: «Innanzitutto – aggiunge Fraschini – manca un fondo di tutela per i segnalanti che possa supportarli nelle spese legali e quotidiane. Inoltre sono state introdotte solo parzialmente e solo in caso di segnalazione interna, delle tutele per i lavoratori del settore privato». Funzionerà? «Vedremo. Di certo, per ora, le persone segnalavano, ma poi venivano massacrate. Adesso c’è un impianto per proteggere chi è in buona fede».

Un verdetto definitivo sulla bontà (o meno) della legge che tutto sommato può definirsi un po’varesina, si avrà soltanto nei prossimi anni.