Le tute blu alzano la voce

La Prealpina - 01/06/2016

In provincia sono un vero e proprio esercito formato da oltre trentamila persone e ieri hanno deciso di tornare a far sentire la propria voce per difendere con i denti il loro contratto di lavoro nazionale. Sono i metalmeccanici che ieri, appunto, sono scesi in piazza per dire apertamente il proprio no alla proposta di rinnovo contrattuale messa sul tavolo da Federmeccanica. Hanno risposto in centinaia all’appello di Cgil, Cisl e Uil che stanno portando avanti una battaglia unitaria perché «non è accettabile che solo il 5 per cento dei lavoratori possa avere benefici dal rinnovo del contratto nazionale». Il nodo della protesta è lì e anche i lavoratori varesini se ne sono ben resi conto.

Molto articolata la protesta in tutte le aziende della provincia. Presidi sono stati fatti davanti alle aziende più grosse, da quelle del gruppo Leonardo-Finmeccanica passando per B-Ticino e Whirlpool, ma hanno incrociato le braccia per quattro ore anche i dipendenti delle decine di piccole e medie imprese sparse sul territorio. Due i cortei organizzati. Il primo per le vie di Biandronno, con partenza proprio dalla sede della multinazionale degli elettrodomestici. Il secondo invece, ha fatto tappa a Gallarate, davanti alla sede dell’Unione Industriali della provincia di Varese.

«La mobilitazione ha ottenuto una adesione molto alta – commenta Stefania Filetti , segretario Fiom Cgil Varese – con numeri superiori a quelli dello scorso 20 aprile, quando ci fu la prima mobilitazione nazionale. I metalmeccanici varesini sono scesi in piazza per farsi sentire e ci auguriamo che il messaggio sia arrivato forte e chiaro a Federmeccanica, arrivando a un confronto per un contratto nazionale vero». Le posizioni, si sa, sono molto distanti. E le tute blu hanno realizzato tutta l’importanza della posta in gioco. Lo dimostra anche il fatto che già sabato scorso lo sciopero degli straordinari aveva ottenuto una adesione elevata. Ieri le persone che hanno deciso di fermarsi per quattro ore sono state ancora di più, anche davanti alle fabbriche di Leonardo-Finmeccanica.

«Nel settore aeronautico la risposta dei lavoratori è stata alta e adeguata alla posta in gioco – conferma Paolo Carini, Fiom Cisl dei Laghi -. Non si può far pagare alla contrattazione aziendale ciò che è di competenza nazionale. La contrattazione di secondo livello c’è nel settore aeronautico, ad esempio, ma è legata ai risultati aziendali».

«Il nostro obiettivo – aggiunge anche Mario Ballante segretario Fim Cisl dei Laghi – è fare in modo che Federmeccanica si renda conto che bisogna trattare sul salario aziendale e si deve trovare una soluzione compatibile per la categoria. Bisogna aprire un confronto serio per applicare il salario di garanzia al maggior numero possibile di lavoratori». Le posizioni, insomma, sono chiare.

Intanto, per Francesco Nicolia, segretario Uilm Varese, quella di ieri «è stata una importante giornata di protesta. Ci auguriamo che le aziende abbiano preso coscienza del nostro messaggio e facciano anche loro pressing su Federmeccanica». Intanto tutti si preparano per la prossima mobilitazione già fissata per il 9 giugno con una grande manifestazione a Milano.