Le sfide nei collegi varesini

Una valanga di candidati, alcuni noti, molti altri tutti da scoprire. O anche no, per via del Rosatellum che non prevede le preferenze. Ma questo ci hanno dato, attorno a questo discutibile modello dovremo votare il 4 marzo per Camera e Senato per eleggere i nuovi deputati e senatori, preventivamente “nominati” dalle segreterie.

Diverso il sistema per le regionali, accorpate alle politiche e per le quali (regionali) le liste dovranno essere presentate entro questa settimana. L’altro ieri sera è invece scaduto il termine per le candidature al Parlamento. Fino all’ultimo alcuni partiti hanno lavorato attorno a nomi, vecchi e nuovi. E non hanno lesinato sorprese. Presenze doppie, negli uninominali e nelle liste proporzionali, così da garantire l’elezione o, quanto meno, da renderla più probabile. Detto questo, l’aspetto più interessante riguarda gli scontri diretti, nel maggioritario, sia per Montecitorio sia per Palazzo Madama, e nel plurinominale. Qui, ad esempio, è di grande interesse la gara tra Umberto Bossi e Adriano Galliani (nelle foto), che si confrontano, è vero, nell’ampio collegio di Varese, Como e Lecco, ma con l’obiettivo di “pesare” i rispettivi partiti di riferimento, Lega e Forza Italia, nel derby tutto all’interno della coalizione di centrodestra. In un’area storicamente favorevole alle due formazioni politiche. Ma con l’incognita dei Cinque Stelle, che lanciano Gianluigi Paragone, giornalista e conduttore televisivo varesino, candidato sia nel collegio senatoriale uninominale sia in quello proporzionale. E con la presenza di una pluralità di sigle, anche se di scontata debolezza numerica, destinate comunque a modificare i flussi di voto. E le percentuali finali.

A complicare il quadro di riferimento ci sono candidature esterne al territorio, competitori paracadutati in terra varesina con l’aspettativa dell’elezione più sicura che altrove. Nulla va dato per scontato, molto è però già scritto. Così che Forza Italia, per dirne una, manda a Varese l’atleta paralimpica e volto della Tv, Giusy Versace, inserendola sia nel collegio uninominale sia nel proporzionale per la Camera, sbarrando la strada a Lara Comi, che non l’ha presa bene.

I berlusconiani fanno di più: dietro alla capolista, in ossequio al criterio dell’alternanza uomo-donna, compare Carlo Fatuzzo, storico leader del partito dei pensionati, che spera di staccare il biglietto per Roma nell’eventualità che Giusy Versace sbaragli il campo al maggioritario. Qui, come noto, il centrodestra mette in campo candidati di coalizione con ottime chance di successo sugli altri concorrenti: vince chi prende un voto più degli altri. Per restare al proporzionale, esponenti forzisti varesini sono inseriti nei posti di rincalzo. Isabella Peroni e Carmine Gorrasi, terza e quarto per la Camera; Gigi Farioli, terzo per il Senato , dietro Galliani e Licia Ronzulli. Non fanno meglio altri partiti, anch’essi attirati da nomi esterni. E chi sceglie in casa finisce per scatenare la reazione degli esclusi. Nel Pd, ad esempio, succede che a Maria Chiara Gadda (capolista alla Camera) e ad Alessandro Alfieri (Senato) si contrappongono esclusi eccellenti: Daniele Marantelli e Erica D’Adda. Marantelli, della componente di Andrea Orlando, sfoga la sua delusione scrivendo: “Non frega a un ca..o di nessuno chi c’è on c’è in lista. Il tema è che Renzi vuole cancellare un pezzo di sinistra per avere dei gruppi parlamentari costruiti a tavolino e fare subito dopo un accordo in Parlamento con la destra». Ipotesi di inciucio che gira da diverse settimane, e non soltanto negli ambienti di centrosinistra, dove si è consumata una specie di notte dei lunghi coltelli per decidere le candidature. E creare molti scontenti. Tra questi il saronnese Gianfranco Librandi, imprenditore di successo transitato da Forza Italia a Scelta civica per approdare infine nel Pd: l’hanno messo nel collegio di Sesto San Giovanni, fino a qualche anno fa un fortino della sinistra. Librandi ha ospitato nella sua azienda di Saronno Matteo Renzi. Adesso è in terza posizione nella lista per la Camera dei deputati. Gli hanno garantito comunque l’elezione. Ma lui, a quanto si sente dire, non ci crede. Effetti del Rosatellum, così per dire.