Le sanzioni a Moscacongelano gli affari

La Prealpina - 17/02/2017

«Basta embargo alla Russia di Putin». Dietro l’uscita a effetto del governatore Roberto Maroni, intervenendo al seminario “Italia-Russia, L’Arte dell’innovazione”, c’è un pizzico di sana real politik (secondo il presidente regionale la Russia è un partner imprescindibile nella lotta al terrorismo di matrice islamica e, più in generale, in ottica di sicurezza e stabilità a livello globale) e tanta voglia di venire in soccorso di chi fa impresa in Lombardia. Maroni è andato giù duro contro «la miopia dell’Europa nei confronti di quello che sta succedendo nel mondo». Miopia, per non parlare di «cecità» dimostrata dalla proroga delle sanzioni a gennaio nei confronti della Russia che «causa al nostro Paese un danno economico rilevante, oltre 4 miliardi di euro». Più di un terzo del danno economico prodotto «finisce per colpire proprio la Lombardia, in particolare il suo settore manifatturiero» e comporta anche «la perdita di quote di mercato».

«Un danno che non ha ragione di essere», ha insistito Maroni, auspicando un pronto ravvedimento da parte dei vertici dell’Unione Europea e il venir meno delle sanzioni economiche verso Mosca in scadenza il prossimo 31 luglio.

«Negli ultimi tre anni abbiamo assistito a una tensione geopolitica che ha avuto conseguenze rovinose sui rapporti economico-commerciali tra l’Italia e la Russia. Oggi sembra di assistere a un nuovo inizio, anche se lo shock di questo triennio non è stato archiviato: si riparte con circa 5 miliardi di esportazioni italiane in meno rispetto al 2013 e un interscambio crollato di quasi il 45%», ha fatto il punto della situazione Antonio Fallico, il presidente di Banca Intesa Russia e dell’Associazione Conoscere Eurasia. Dati in linea con le rilevazioni della Camera di Commercio di Varese secondo la quale nei primi nove mesi del 2016 gli scambi sull’asse Varese-Mosca hanno subito un calo del 26% in materia di import (7,2 milioni di euro il dato complessivo) e del 30% per quel che concerne l’export (che ha fatturato 88 milioni di euro). «Anche potendo contare su un possibile disgelo geopolitico su certi comparti sarà assai difficile tornare ai livelli pre-crisi», ha proseguito Fallico. «Ma le opportunità di business, che sono rimaste latenti in questi anni, a breve si potranno con buona probabilità manifestare in tutte le loro potenzialità, a partire dai settori innovativi dell’industria italiana, della meccanica di precisione e della ricerca tecnologica».

Secondo gli ultimi rilevamenti Istat elaborati da Conoscere Eurasia, nel 2016 le esportazioni italiane verso la Russia hanno subito una diminuzione (-5,3%) meno drastica rispetto al biennio precedente, grazie anche all’inversione di tendenza a fine anno, con dicembre che ha segnato un incoraggiante +9,2%, rispetto allo stesso mese del 2015. Così, a fine anno, l’interscambio dovrebbe assestarsi attorno ai 17 miliardi con il dato a ottobre fermo a -22,6%.