Le Pmi lasciano la crisi alle spalle Ribolla: si può tornare a correre

La Prealpina - 04/05/2017

Crisi bye-bye. Possono finalmente guardare con ottimismo al futuro le Pmi (Piccole e medie imprese) del Centro-Nord. A certificarlo il secondo “Rapporto Pmi” targato Cerved-Confindustria, che ha passato in rassegna circa 111 mila imprese per oltre 3 milioni di addetti (corrispondenti all’82% del totale nazionale), con 168 miliardi di euro di valore aggiunto, pari a oltre il 10% del Pil italiano e un fatturato che ha raggiunto 727,5 miliardi di euro nel 2015 (l’anno di rilevazione, ndr). Dai dati presentati nel corso di un convegno, che si è svolto ieri mattina in Assolombarda, non è passata certo inosservata l’interruzione dell’emorragia di Pmi iniziata nel 2009 sia nel Nord-Est (+0,3% nel 2015) sia nel Nord-Ovest (+1,8%). Nella rinascita delle Pmi stanno giocando un ruolo di primissimo piano le aziende lombarde: «Leggendo il Rapporto emerge che, all’interno di questa macro area, il ruolo di traino è svolto dalla Lombardia, che si conferma la regione più competitiva del nostro Paese e tra le regioni più competitive in Europa», ha puntualizzato – non senza una punta d’orgoglio – il presidente di Confindustria Lombardia, Alberto Ribolla. D’altronde, la Lombardia è sede di un quarto di tutte le Pmi italiane (35mila) – seguita dal Veneto (15,5 mila) e dall’Emilia Romagna (14 mila) -, ed è la regione in cui le medie imprese pesano di più -con il 19,9% -, seguita dal Piemonte (19,2%). Il protagonismo lombardo è inoltre confermato dai dati relativi all’occupazione (su un totale di 3,8 milioni di occupati nelle Pmi su scala nazionale, oltre mezzo milione sono al lavoro in Lombardia) e in materia di startup innovative (oltre 2840 nel 2015, il maggior numero a livello italiano). A sentire l’ex numero 1 di Univa, questi numeri, «oltre a confermare i tanti punti di forza della nostra regione, rappresentano le solide fondamenta sulle quali costruire il futuro della Lombardia». In altre parole, sempre seguendo il Ribolla-pensiero, «è venuto il momento di iniziare a correre, e le Pmi possono dare un contributo enorme per affrontare le grandi sfide che ci attendono e aumentare la competitività». Fondamentale in quest’ottica, «la crescita dimensionale, l’aggregazione in cluster e il concentrarsi sul know-how e sulla formazione di un capitale umano che sia capace di soddisfare le esigenze di un mercato del lavoro al passo con le tecnologie».