Le Pmi hanno vinto la crisi Meno fallimenti e crescita

La Provincia Varese - 16/11/2016

Le piccole e medie imprese possono finalmente tirare un sospiro di sollievo. Anche perché il peggio sembrerebbe essere passato. Lo dice l’ultimo rapporto Cerved, la pubblicazione annuale dedicata all’analisi dello stato di salute economico-finanziaria delle società italiane che rientrano nella definizione europea di piccole e medie imprese, che rileva come nel 2015 sia finita l’emorragia iniziata otto anni fa, quando le Pmi erano 150 mila: per prima volta da cinque anni, il loro numero è tornato a crescere, seppur di poco.

Già, perché in un anno le imprese cono cresciute di 500 unità (+0,4%), passando sopra la soglia delle 137mila.

I miglioramenti sono stati favoriti da una rinnovata fiducia, con il credito fornito alle Pmi dalle banche, e dalle altre imprese di nuovo in crescita.

«Premesso che, in base a tutti gli indicatori monitorati, le Pmi hanno rafforzato crescita e redditività, il rapporto indica che è terminata la fase di selezione, con le aziende più deboli espulse dal mercato, ed evidenzia che nel corso del 2015 e nella prima parte del 2016, tutti gli indicatori che monitoriamo mostrano chiari segnali di miglioramento», ha commentato Marco Nespolo, amministratore delegato di Cerved.

«I ricavi sono cresciuti del 3,1%, a tassi tripli rispetto all’anno precedente, e circa la metà delle Pmi hanno un bilancio che classifichiamo come solvibile, in aumento di quasi 10 punti percentuali rispetto all’ultimo anno prima della crisi, il 2007».

Il settore industriale, che aveva guidato l’inversione di tendenza nel 2014, continua nel trend di ripresa ed è agganciato da quello dei servizi, con una crescita dei ricavi intorno al 4%.

Per la prima volta dopo la lunga crisi economica, anche il settore delle costruzioni mostra segnali di miglioramento, con un ritorno alla crescita di ricavi (+1,8%) e, in misura maggiore, della redditività lorda (+4,4%). L’aumento della redditività e il successo degli incentivi fiscali hanno spinto anche gli investimenti che, dopo aver toccato il fondo nel 2013, sono aumentati in rapporto alle immobilizzazioni materiali al 6,7% (5,4% nel 2013 e 5,6% nel 2014).

Anche grazie a un costo del debito a livelli storicamente molto bassi, la redditività netta delle Pmi è tornata a livelli vicini a quelli del 2008.

Da segnalare, inoltre, il calo del numero delle aziende fallite: un calo del 20% nel 2015 e del 15% nei primi sei mesi di quest’anno. Secondo l’ad Cerved Nespolo, il miglioramento della congiuntura insomma non risolve i ritardi strutturali del sistema, ben sintetizzato dall’andamento della produttività del lavoro delle Pmi, che ha perso circa 8 punti percentuali da inizio crisi.

Pronte ai nastri di partenza ci sono le aziende uscite meglio dalla crisi, «quelle che erano quelle capitalizzate meglio prima, che avevano un livello di competitività superiore, bilanci più solidi, governante più adeguata. Sono quelle che sono passate attraverso la selezione darwiniana in questi anni» ha detto Nespolo.

Anche se sono sopravvissute, non mancano le incertezze sul futuro per le Pmi ancora sul mercato.. E molto, ovviamente, dipende anche dal contesto macroeconomico definito «incerto» sia per lo scenario internazionale ed europeo e, in misura minore, anche per il referendum costituzionale del 4 dicembre.