Le imprese varesine in prima linea «Le nuove leggi danno alternative»

Parlare di economia circolare sembra diventato di moda, eppure, se così tante associazioni e imprese se ne stanno occupando, non può certo trattarsi di sola moda. L’economia circolare, che potremmo definire come un sistema economico che con tutte le sue variabili cerca di rigenerarsi da solo, sta diventando sempre più una necessità, per una serie di giusti motivi: economici, sociali, ambientali. L’idea di poter riciclare materiali di scarto trasformandoli in nuova materia prima per altri tipi di lavorazione, è affascinante e necessaria. E il tema è di grande rilievo anche per le imprese varesine che dimostrano forte interesse per l’argomento: tanti gli operatori presenti nei giorni scorsi a un incontro della Camera di Commercio con la sua azienda speciale Promovarese che ha analizzato le novità introdotte dal decreto sottoprodotti: la logica è appunto quella dell’economia circolare, che punta a favorire le aziende nella rimessa in produzione di scarti da lavorazione. La distinzione introdotta dal decreto governativo fra ciò che, nell’ambito degli scarti produttivi, rientra tra i rifiuti e quindi deve essere gestito rispettando la rigida normativa dello smaltimento e ciò che invece può essere oggetto di riutilizzo ha importanti conseguenze sulla vita aziendale, sia in termini economici che ambientali. «Siamo un’impresa che si occupa anche della produzione di manufatti in calcestruzzo, ma anche della manutenzione delle infrastrutture – racconta Emanuela Chirotti, responsabile ambiente della Betoncablo di Busto Arsizio – È chiaro come la gestione dei rifiuti sia una parte importante del nostro lavoro. In tale contesto, le novità normative ci offrono delle opportunità: così, nello scavo, se finora avevamo costi elevatissimi per lo smaltimento di rocce, asfalto e terra, oggi intravediamo la possibilità di riutilizzare almeno una parte del materiale di risulta. Ora vediamo nuove prospettive operative che, da tempo, ci auguravamo potessero diventare realtà. E non solo nella logica del risparmio economico, ma soprattutto sul piano della sostenibilità ambientale».

Considerazioni condiviseda Santina Minuto, della Ghiro, società varesina di consulenza in materia di sicurezza sul lavoro e ambientale. «Le novità appena introdotte offrono opportunità legate al riutilizzo dei sottoprodotti, ma al tempo stesso distribuiscono tra più soggetti la responsabilità sulla gestione dei rifiuti veri e propri. E questo soprattutto nel caso dell’attività di manutenzione, dove la responsabilità è suddivisa tra il soggetto che produce i rifiuti e chi aveva commissionato la stessa attività di manutenzione»