Le imprese sono sommerse dal lavoro? «No, dalla carta»

La Provincia Varese - 27/02/2017

Come si può chiedere alle
imprese un salto di qualità in
versione digitale per rendere
le loro fabbriche sempre più
in versione 4.0 quando ci vogliono
25 pagine di firme e
scartoffie per un anticipo su
fattura o 72 firme per l’acquisto
di un tornio? Non sono
numeri buttati a caso: testimone
di quanta sia ancora
oggi la burocrazia per un’impresa
è Davide Galli, presidente
di Confartigianato Imprese
Varese che si è trovato
letteralmente sommerso,
«dal lavoro? No, dalla carta».
L’ennesimo sfogo di Davide
Galli arriva con l’ultimo
ostacolo di questi giorni: dopo
le 72 firme dello scorso anno
su un papiro di carta per
un finanziamento per l’acquisto
di un utensile, ora l’imprenditore
di Gallarate si trova
alle prese con 25 pagine
per un anticipo su fattura.
Timbri e firme che si accavallano
e che, in quest’ultimo
caso, sembrano davvero
troppe e inutili: «Quello che
conta, in questa trafila, è solo
la prima mezza pagina dove
ci sono i dati che servono – testimonia
Galli – il resto è una
descrizione dettagliata, ma
sempre descrizione, delle
condizioni generali di contratto».
Insomma per la sostanza
sarebbero bastate
quattro pagine «e a volte accade
che per la stessa pratica
un ente ne chieda venti e un
altro due. Comunque, in generale
è una gran perdita di
spazio, di carta e di tempo».
Le imprese sono prede della
burocrazia che «è ovunque
ma mi piacerebbe fosse burocrazia
4.0: snella, semplice e
funzionale. Purtroppo ci sono
vagoni di carta spesso da
replicare con la richiesta continua
degli stessi dati. Sarebbe
bene mettersi tutti in rete
e non pensarci più».
E se tanti dati sono da scrivere
per qualcuno saranno
poi da rileggere e controllare:
con doppia perdita di tempo.
E così, ironizza Galli «capita
che tra i tanti adempimenti,

ogni tanto, si trovi anche il
tempo di lavorare». Che sia
apprendistato, che siano i
730 o la cessione del quinto,
siano le banche o la Posta, i
moduli si ammonticchiano e
non se ne esce.
Ma starne fuori è impossibile,
perché la paura è anche
un’altra. «L’aumento di burocrazia
è legato allo scarico di
responsabilità e la complessità
delle frasi è un modo per
rendere tutto un po’ confuso.
Allora bisogna mettersi a studiare
quello che c’è scritto,
perché se dimentichi una virgola
può arrivare la sanzione.
Questa è una fonte di stress
una cosa assurda nell’epoca
della digitalizzazione».
Un sistema farraginoso,
con la raccomandata che ti
arriva a casa e il modulo che ti
certifica la consegna della
raccomandata: «Ma la Pec, allora,
a cosa serve?». Però dobbiamo
essere chiari: c’è la burocrazia
generata dalla Pubblica
amministrazione e c’è
quella tra imprese private.
«Che non è da meno – conclude
Galli – Arriva l’ordine, poi
devi inviare la conferma, poi
la conferma della conferma.
E pensare che ho sempre sognato
di poter fare l’imprenditore».