L’azienda del futuro la crea Socrate

Va bene Steve Jobs e i guru di oggi, ma per diventare imprenditore bisogna rifarsi a Socrate e alla sua celebre massima “Conosci te stesso”. «Il primo passo è conoscere se stessi e capire quanto si vale» ha detto Nicoletta Cicalò, coach ed esperta di comunicazione, a una platea di aspiranti imprenditori presenti ieri sera all’Informalavoro di Varese per capire come fare ad avviare un’attività. Il workshop “Mettersi in proprio” è stato organizzato da Confartigianato nell’ambito del progetto “Politiche giovanili Varese Saronno e Luino”. «Bisogna credere in se stessi ed essere disposti a rischiare». Per capire se si è in grado esistono due semplici test: il primo è soffermarsi sul primo pensiero che si ha al mattino. Se, aperti gli occhi, si pensa «che bello, ho voglia di andare a lavorare» allora si è sulla strada giusta. Il secondo, invece, è un test fisico: tentare si incrociare le braccia al contrario. Provarci fa capire quanta difficoltà richieda affrontare un problema da nuovi punti di vista, perché essere un imprenditore è un’eterna sfida che necessità di un continuo cambio di prospettiva. Detto questo: «Non c’è un’età per essere imprenditori». I giovani spesso sono animati dal desiderio di veder riconosciute le proprie competenze. Come quella ragazza presente in sala che ha detto: «Sono estetista, un artigiano sottopagato, sono stufa e voglio essere io il titolare di me stessa». «Sicuramente viviamo in un momento propizio per fare un’impresa. Siamo in un mercato ampio grazie al web. Anche comunicare le proprie idee è più semplice. Per partire non servono grossi investimenti: non serve una sede fisica grazie al coworking e al web – ha ribadito il coach – Ma è importante capire che molte scelte sono influenzate dal carattere di una persona, che deve essere portata per lavorare in proprio. Per esempio: non esiste un imprenditore che finisce alle 18. Magari lo fa, ma con la testa continua a pensare alla sua impresa». Fino al monito: «Quando sarete imprenditori diventerete il capo più spietato che esiste, perché sarete capo di voi stessi». Altro insegnamento: «Imparare dai propri errori». «Se si ottengono dieci insuccessi non significa che si è falliti. Ben vengano le difficoltà, purché riusciate a imparare dai vostri errori». Anche precorrere i tempi, «essere troppo avanti», non è detto che porti successo: bisogna rispondere alle esigenze attuali del mercato. Il web va utilizzato per promuoversi, ma prima ancora per documentarsi. Un buon modo di diventare imprenditore è sperimentare, provare, cercare. «Tenendo presente che c’è un tempo per tutto – continua Cicalò – Dal momento che si avvia un’impresa bisogna avere molta pazienza, il successo può non arrivare subito». Sicuramente oggi mettersi in proprio è anche un’esigenza dettata dalla difficoltà di trovare un lavoro dipendente. Cercando «mettersi in proprio» su Google si trovano 385 mila risultati: è anche il mercato che richiede di inventare il proprio lavoro. «Ma non bisogna scordare che “imprenditore” è una parola che arriva dalla prima metà del quattordicesimo secolo» ribadisce il coach. Come a dire che non ci si improvvisa. E qui ritorna Socrate