L’avventura e l’imperodel “fabbro” d’acciaio

A sei anni aiutava il padre nell’officina sotto casa, a Mussolente, nel vicentino. Ore in piedi accanto alla forgia, rapito dalla luce e dal calore del fuoco, tra martelli, pinze e aste di metallo rovente. Oggi, che di anni ne ha quasi settantasette, è al vertice di Bifrangi spa, gruppo industriale leader a livello mondiale nel settore dello stampaggio a caldo degli acciai: sei sedi in Italia, Austria, Inghilterra e Stati Uniti, un migliaio di dipendenti, 157 milioni di euro di fatturato nel vecchio continente e oltre cento milioni di dollari oltre l’ Atlantico, 250mila tonnellate di materia prima lavorata ogni anno.

Francesco Biasion, imprenditore simbolo del genio italico proiettato su scala planetaria, si è raccontato l’altra sera a Vedano Olona davanti al pubblico che affolla gli incontri della Fiera di San Pancrazio (foto Redazione). In sala, ad ascoltare il fabbro divenuto capitano d’industria, una platea di imprenditori, ma anche di lavoratori dipendenti e di giovani che, dopo il diploma o la laurea, faticano a trovare una collocazione e a regalarsi una prospettiva.

A loro Biasion, intervistato dal giornalista della Prealpina Gianfranco Giuliani, ha offerto la narrazione della propria esperienza, dalle origini alle ultime innovazioni di prodotto, all’impegno costante nella ricerca di sistemi di lavorazione avanzati, con presse progettate “su misura” all’interno del gruppo, brevettate e messe in funzione sotto lo sguardo sempre attento e presente del capo-azienda.

Un uomo appassionato del proprio lavoro, di più, letteralmente «innamorato». Così Francesco Biasion ha parlato di se stesso e dei propri collaboratori, senza tacere le difficoltà incontrate in Italia quando si è trattato di proporre alla pubblica amministrazione e all’alta burocrazia progetti di investimento e di sviluppo. «Ho lottato per anni e in alcuni casi ho dovuto arrendermi e trasferire parte dell’attività all’estero, come lo scorso anno in Carinzia» ha raccontato. «Qui la politica mi ha opposto un muro di no, là il sindaco è venuto ad accogliermi con la banda».

Non una fuga, ma una scelta strategica per «assicurare un futuro alla nostra attività, ai nostri dipendenti e alle aziende dell’indotto. Perché noi paghiamo le tasse fino all’ultimo centesimo, non distribuiamo dividendi e reinvestiamo gli utili in ricerca e innovazione».

Nel corso dell’incontro anche una parentesi dedicata alla partecipazione dell’imprenditore vicentino al programma televisivo di Rai Due “Boss in incognito”: «E’ stata un’opportunità emozionante per conoscere e capire meglio le storie personali dei nostri dipendenti e le loro problematiche famigliari. Ma al contempo è stata anche l’occasione per scoprire che c’è sempre qualcosa da migliorare, giorno dopo giorno, nella mia azienda. Perchè alla mia età c’è sempre qualcosa da migliorare, no?».