Latterie “prosciugate”. Si chiude

 

Non bastavano atti vandalici, ore di lavoro perse, consumi ridotti: adesso arriva anche un’apparecchiatura elettronica obbligatoria che collega qualsiasi tipo di distributore automatico di alimenti con l’Agenzia delle entrate.

Una sorta di “grande fratello” on line di bevande, merendine e affini. E così i distributori di latte di Varese e della provincia chiudono.

Ultimo in ordine di tempo quello che a Varese si trova ancora fino a Pasqua in via Atto Vannucci, laterale di viale Aguggiari.

Ottanta litri erogati al giorno di alimento bianco, buono, supercontrollato, disponibile ventiquattro ore su ventiquattro e al costo di un euro al litro non sono sufficienti a mantenerlo attivo.

«Abbiamo cercato in tutti i modi di andare avanti ma, come si dice, è più la giunta del guadagno – assicura Giancarlo Vinoni, titolare della Società agricola La Motta di Arcisate che ha in cura il distributore -. Le ragioni sono tante. Ci eravamo presi in carico il servizio perché comprendeva anche i punti vendita di Arcisate e di Induno Olona. Fare il giro tutti i giorni richiede un’ora e mezza almeno, ma sommando i ricavati pensavamo di starci dentro. Purtroppo ad Arcisate eroghiamo solo 30 litri e ad Induno 60. Se aggiungiamo la manutenzione, qualche atto vandalico come quello del mese scorso proprio a Varese e adesso anche la macchinetta elettronica, il gioco non vale la candela. Dal 14 aprile si chiude».

In precedenza avevano fatto lo stesso i distributori automatici di piazza Repubblica e del parcheggio della Provincia a Casbeno, con vetrine e telecamere di sorveglianza rotte di continuo.

Non cambia il discorso nel resto del Varesotto: su oltre sessanta impianti installati negli ultimi anni, ne sono rimasti attivi non più di una quarantina. Un peccato, davvero, perché Coldiretti – da cui l’iniziativa era partita un decennio fa con il sostegno di Villa Recalcati – ci aveva investito parecchio: «Crediamo fermamente in questo progetto perché permette ai consumatori di incontrare l’alta qualità del latte fresco al giusto prezzo» avevano detto gli allevatori lanciando una proposta che, tra l’altro, cercava di compensare la scarsa remunerazione del latte alla stalla baypassando il vero e proprio strozzinaggio imposto dalle multinazionali del latte. Ma i consumatori, spesso allettati da prodotti di dubbia provenienza e basso costo, non sono stati della stessa idea.

«Al di là di tutto il resto, è qui il punto debole – racconta Fernando Fiori, presidente provinciale Coldiretti -. Negli ultimi anni è cambiata radicalmente la cultura popolare che sta dietro al consumo del latte. Da piccoli tutti facevamo colazione con una bella tazza fumante prima andare a scuola. Adesso basta una merendina oppure la colazione del mattino viene consumata al bar, dove fra l’altro la porzione di latte è molto più piccola. Fra le mura domestiche si preferisce il latte lunga conservazione, ma anche in questo caso sempre meno. La mazzata vera e propria è arrivata un paio d’anni fa dal Veneto, dove una bambina era stata male dopo aver bevuto latte crudo da un distributore. Fu un caso del tutto eccezionale, isolato e amplificato dai mass media, ma tanto bastò a convincere il consumatore a rifiutare il latte dalla macchinetta. Aggiungiamo l’impennata dei casi di intolleranza e il gioco è fatto. Resistono solo i distributori automatici annessi alle aziende agricole, dove l’utenza è di tipo diverso, più convinto di quello che fa».

Possibilità di tornare indietro?

«Non ne vedo. Se il consumatore ha deciso di rinunciare a un alimento assolutamente sano, completo, economico e da millenni alla base della alimentazione umana, non possiamo farci nulla».