«Lascio per continuare» Senaldi non si ricandida

«Lascio per continuare». In quest’ossimoro è sintetizzata la scelta di Angelo Senaldi, parlamentare gallaratese che dice: «Stop». Non tenterà nemmeno la corsa alla ricandidatura per Roma. Si chiama fuori e i maligni diranno che lo fa perché sarebbe rimasto escluso comunque. Lui risponde che la decisione l’ha maturata ben prima che il nuovo sistema elettorale creasse nei partiti “figli e figliastri”. Quindi è una «scelta sincera», ragionata già da quest’estate con il gruppo dei suoi sostenitori e resa nota a settembre al segretario regionale Alessandro Alfieri. Un passo che non significa uscire dal Pd ma che diventa un pesante atto d’accusa nei confronti del partito, da parte di colui che è stato renziano della primissima ora (dal 2012) e che ne mette ora in evidenza difficoltà ed errori.

Ostacoli insormontabili

«Purtroppo – esordisce nella sua lettera inviata agli iscritti gallaratesi del Pd – ho constatato che esistono volontà politiche, non so quanto libere da condizionamenti esterni, che pongono ostacoli insormontabili o quasi allo sviluppo di proposte che toccano determinati interessi». Un atto d’accusa grave, ma ben documentato visto che Senaldi fa riferimento «alla mia legge per incentivare la diffusione di etichette anticontraffazione, alla legge sul commercio equo solidale, alla legge popolare per garantire le chiusure dei negozi nelle festività nazionali. Tutte approvate alla Camera e rimaste impantanate al Senato per un intervallo di tempo inspiegabile».

Arrivismo e selfie

Non solo, «in questi anni ho assistito – scrive il parlamentare – a una deriva preoccupante. Un crescente apprezzamento per la cultura dell’apparire, se non addirittura un’incapacità nel dare il giusto peso a figure a iniziative politiche. Una situazione che stona con i modi del mio impegno: ho sempre cercato obiettività e concretezza, non i riflettori. L’ascolto e il dialogo, non i selfie e le foto sui giornali». Chi ha orecchie per intendere, intenda, verrebbe da pensare. Ma Senaldi non ne fa una questione personale. Certo, è deluso. Ma: «Ho un’occupazione soddisfacente (in un’azienda di materie plastiche dove ha un ruolo di sviluppo dei nuovi mercati, ndr), non ho bisogno di un posto in Parlamento per vivere». Tanto più se il ricambio nel Pd non ha dato i frutti sperati. «A distanza di cinque anni – ammette – ho l’impressione che ci si sia fermati lì, alla sostituzione di alcuni nomi: non vedo novità di metodo e riconosco certo arrivismo che è tra i più noti problemi della politica italiana».

Penalizzato il Nord

Senaldi fa un passo indietro e torna a quel 4 dicembre 2016 quando si votò per il referendum. «Credo che di quella sconfitta – dice in modo impietoso – debbano innanzitutto rispondere quanti siedono in Parlamento, così da trarre le conclusioni». In verità, quasi nessuno di quella classe dirigente che ancora governa il Paese ha fatto un passo indietro. In più il Pd non ha messo in atto quel «cambio d’impostazione» da molti auspicato. «Ulteriore passaggio è stata la composizione della direzione nazionale, lo scorso marzo, che ha penalizzato il nord. E lanciato un pessimo segnale a quanti, iscritti o meno, temono uno sbilanciamento interno al Pd, nel quale risulta sotto rappresentata l’area del Paese più importante dal punto di vista economico e demografico».

Potenza senza controllo

Per tutte queste ragioni l’onorevole gallaratese non si candida: «Compio una scelta che raramente i politici fanno spontaneamente: torno al mio lavoro. E in pianta stabile al mio territorio, al quale non farò mancare la mia esperienza e il mio impegno». Da qui parte la nuova sfida di Senaldi. Ma sbaglia chi (come Forza Italia) lo vede già come candidato sindaco del centrosinistra al prossimo giro delle Amministrative: «Ad oggi non è nelle mie intenzioni. A Gallarate ci sono persone molto valide, di cui mi fido e sono contento di quello che stanno facendo». Il suo impegno, allora, si diffonderà all’intera provincia e alla Lombardia, facendo leva sulle relazioni create in questi anni nel suo ruolo istituzionale. «Non solo Gallarate ma per tutto il territorio», è un po’ il suo slogan. Di sicuro: «Non esco dal Pd. Farò campagna elettorale per questo partito». Ma Renzi lo ha deluso. «Volete una definizione per lui? Mi ricordo una pubblicità della Pirelli: la potenza è nulla senza il controllo». In questi anni, però, qualcuno avrebbe dovuto farglielo capire.