L’appello degli artigiani al governo «A noi serve il lavoro di cittadinanza»

Reddito di cittadinanza? No, grazie, «serve il lavoro di cittadinanza« per il presidente nazionale di Confartigianato Giorgio Merletti. «Il cuneo fiscale va tagliato a tutti, non solo una tantum. Noi assumiamo perché serve, non perché c’è lo sconto». Merletti è intervenuto ieri alla sede della Confartigianato di Gallarate, dove la sezione di Varese guidata da Davide Galli ha presentato il nuovo libro “L’impresa della storia”, il viaggio che l’associazione ha compiuto nei dieci anni dalla crisi. «In questi 10 anni? Una grande strizza – sintetizza Giorgio Merletti – il dato che certifica la drammaticità di quel che abbiamo passato sono i 998 suicidi per motivi economici dal 2012 al 2019, con un triste primato per il Veneto». E le problematiche che le piccole imprese italiane denunciano da anni sono «sempre le stesse», sottolinea il presidente degli artigiani. «Tassazione, burocrazia, costo del denaro, costo del lavoro». Le ricette però non si vedono. «Per il cuneo fiscale servirebbe un taglio lineare, altrimenti non va bene – spiega Merletti – non basta un taglio una tantum, perché noi assumiamo perché non ci serve, non perché ci costa meno, e prima di licenziare ci pensiamo su 40mila volte, come abbiamo fatto anche negli anni della crisi». Ecco perché per il presidente «il Jobs act è stato un costosissimo sedativo», mentre «reddito di cittadinanza, pensione di cittadinanza e quota 100 sono misure diseducative, perché non si può aiutare chi è senza lavoro per tutta la vita e non si può garantire la stessa pensione a chi ha lavorato regolarmente e a chi ha lavorato in nero». Alla politica riserva una stoccata anche il presidente varesino Davide Galli: «Noto come, contrariamente al mondo delle imprese, non si riconoscano gli errori del passato. Anzi, si perpetuano e si replicano, il che ci crea grosse difficoltà». Eppure le imprese artigiane non si sono ritrovate a guardare indietro al decennio della crisi «per le solite lamentazioni italiche», ma nello spirito dell’associazione di via Milano «per cogliere in modo positivo e propositivo gli aspetti della crisi», come aggiunge Galli, con la voglia di guardare avanti con fiducia.

«Resilienza e innovazione» sono le due parole chiave che sintetizzano il viaggio nel decennio che Davide Ielmini, autore del libro, ha compiuto attraverso le testimonianze di 60 imprese del Varesotto. «Ci sono segnali di collaborazione per fare massa critica – nota il rettore dell’università Cattaneo di Castellanza Federico Visconti – strade di crescita che le nostre aziende stanno iniziando a sperimentare. Anche se il respiro breve che prevale oggi è l’esatto opposto della costruzione di un’azienda. Può servire un po’ di managerialità, anche in forme flessibili».