L’ambulatorio in ditta e la scrivania in salotto Storie vere di Welfare

La Prealpina - 24/02/2017

Alla Nestlè si può anche decidere di non andare mai in ufficio e di lavorare da casa. Basta raggiungere le performance stabilite col capo e si è a posto. È solo una delle esperienze emerse ieri sera nell’appuntamento organizzato da Api Varese e Associazione italiana per la direzione del personale intitolato “Welfare: quali opportunità per aziende e persone” (foto Blitz).

Il dibattito, coordinato da Emanuela Spagna, giornalista della Prealpina, ha permesso di conoscere alcune buone pratiche elaborate dalle aziende. Come, appunto, Nestlè: «Nonostante la possibilità di lavorare da casa – ha detto Elisabetta Dalla Valle, welfare manager del gruppo – mediamente i dipendenti utilizzano questa possibilità per 2 o 3 volte al mese. A volte rimanere in famiglia ci permette di rendere di più, ma l’abitudine di andare in ufficio resta. Ad ogni modo noi permettiamo in questo modo di conciliare i tempi del lavoro e della famiglia e i lavoratori sono soddisfatti». Alla Mazzuchelli1849 di Castiglione Olona, invece, il welfare è un valore portato avanti da sei generazioni: «Da sempre – ha sottolineato Giovanni Cassataro, direttore delle risorse umane – vi è un’attenzione su questo tema. Una volta si investiva sulle case per i lavoratori, sulle scuole di formazione per elevare l’istruzione dei dipendenti, oppure si creava il dormitorio per le ragazze dove imparavano l’economia domestica. Oggi si punta sull’interesse verso il territorio e l’ambiente oppure su un poliambulatorio interno all’azienda che, gratuitamente, eroga 5.000 prestazioni l’anno, per dipendenti, parenti e pensionati». Alla Trocellen, dopo una prima impasse, si è raggiunto un accordo sindacale sul welfare su cui ora i dipendenti sono contenti: «Copriamo uno spettro ampio di servizi – ha raccontato il consulente Nando Lignano – per dare la possibilità a tutti, di usufruire del plafond, offrendo quindi la possibilità di pagare la retta scolastica dei figli, oppure di utilizzare la piattaforma per un viaggio o per la palestra». Ma in provincia ci sono anche 12 aziende che hanno fatto del welfare il loro terreno di collaborazione. Lo ha spiegato Lucia Riboldi di rete Giunca.

Certo, a prima vista rinunciare a un pezzo di stipendio quando, talvolta, in busta paga sale il sangue alla testa solo se manca qualche centesimo di euro, è dura ma, i vantaggi non mancano: «Al posto del denaro – ha sottolineato Piero Baggi, responsabile dell’area sindacale di Confapi Varese – le leggi incentivano che una parte dello stipendio extra-minimo possa essere destinata a servizi alla persona. Con le convenzioni in atto il vantaggio per il lavoratore è indubbio e, inoltre, vi è una completa detassazione e decontribuzione che riduce il gap fra il netto e il costo complessivo aziendale».