L’agricoltura si rinnova e “semina” posti di lavoro

n tempo dicevi agricoltura e pensavi a zappe, trattori, scarpe grosse e mani provate dal duro lavoro. Oggi, pur restando di base l’enorme spirito di sacrificio, il settore si è evoluto, esplorando nuove forme di attività. «E in questa diversificazione – spiega Fernando Fiori, presidenti di Coldiretti Varese, l’organismo che rappresenta appunto gli operatori del settore agricolo e delle attività connesse – abbiamo assistito ad un aumento di aziende, con nuovi protagonisti i giovani e le donne». Il mercato del lavoro si sta dunque (ri)orientando sulla terra, sull’ambiente, sui prodotti a chilometro zero, sugli allevamenti. E in forme, come accennato, inedite: nascono più realtà che si occupano di trasformazione, sorgono fattorie didattiche e agriturismi.

In provincia di Varese, le aziende agricole sfiorano quota 2.000; un bacino lodevole «se si considera che la superficie totale dei terreni adatti non è così favorevole». E il numero degli occupati? È un settore chiuso o generoso in fatto di posti di lavoro? In agricoltura, il discorso è particolare: valgono (soprattutto) i contratti agricoli, il lavoro è misurato anche in base alle giornate utili di attività (se piove, alcune incombenze sono impossibili), e sono numerose le aziende a carattere famigliare, nelle quali i componenti sono classificati coadiuvanti e non figurano nelle stime dei dipendenti classici. In ogni caso, il settore occupa almeno quattromila lavoratori. «Il dato sugli occupati – precisa il presidente di Coldiretti – è in tenuta mentre risulta appunto in crescita quello degli operatori che si mettono in proprio».

È una strada da consigliare ai giovani? Il nuovo concetto di agricoltura, che abbraccia appunto agriturismi, impianti di trasformazione e attività di vendita diretta, può fornire stimoli professionali a chi è alla ricerca di cosa fare da grande? Fiori risponde sì. Con una precisazione: «Affermativo se c’è passione, perché gli impegni e la fatica sono pressanti e il guadagno è ridotto, molto ridotto». Coldiretti fa notare che col discorso della filiera, più o meno o lunga, il ricavo del produttore è minimo rispetto al prezzo finale pagato dal consumatore. «Su un euro di prezzo, l’agricoltore se va bene prende 20 centesimi».

Ma è una scommessa che vale la pena tentare. Mentre altri settore perdono per strada posti di lavoro, l’agricoltura – pur tra mille incertezze normative, climatiche e di mercato – resiste. E si evolve. I giovani tornano alle origini.