«L’agricoltura è il mio futuro L’ho capito a cinque anni»

La Provincia Varese - 11/07/2016

Un agricoltore giovane, determinato e con i piedi per terra, la stessa su cui vede crescere il raccolto e il futuro. Francesco Repetti è uno dei pochi giovani agricoltori della provincia di Varese che ha fatto domanda per prendere il premio giovani, aderendo al bando previsto dal piano di sviluppo rurale della regione Lombardia per contributi dell’Unione Europea. Il premio consente di investire nel rinnovo dei macchinari. Partecipare al premio significa credere nel proprio futuro di agricoltore. Francesco sogna in grande: «Tra 10 anni auspico che la mia azienda sia più sviluppata, spero di lavorare in conto terzi e affiancare alla produzione di foraggi e cereali un allevamento di bovini da carne». «Sono figlio d’arte – racconta Francesco – mio padre è un agricoltore, io fin da bambino lo seguivo. Ho dovuto aspettare di finire le scuole superiori per iniziare un’attività tutta mia. La mia azienda agricola si trova a Cislago e produce foraggi e cereali». La quotidianità di un agricoltore specializzato nella coltivazione consiste prima di tutto nel lavoro nei campi vero e proprio. In questo periodo, per esempio, si trebbiano i cereali a semina autunnale, si raccoglie la paglia e si fa il fieno. A ciò si affianca la ricerca: Francesco cerca nuovi tipi di colture e nuovi metodi di coltivazione per avere raccolti sempre migliori. Tutto senza cedere all’incanto del biologico e del chilometro zero a tutti i costi. «Fare ricerca significa trovare un “seme” che dia un buon raccolto nelle stagioni piovose e in siccità. Ogni anno è a se, bisogna provare i semi su più anni per avere una media di produzione e fare delle valutazioni» spiega Francesco. «Il discorso del chilometro zero dal mio punto di vista è una cosa campata per aria – continua l’agricoltore – Prendiamo ad esempio il tipico mercatino di prodotti agricoli: un quarto è a chilometro zero, e il resto? Secondo me, per produrre a chilometro zero, un’azienda deve essere distante cinque o sei chilometri dal luogo di vendita. Allora perché, negli stessi mercati, ci sono prodotti che arrivano da Lodi e da più lontano?». Francesco è disincantato anche sul biologico: «con le nuove tecniche di coltivazione, nell’agricoltura tradizionale si usano già pochi fitofarmaci. Del resto, i fitofarmaci costano tanto e conviene utilizzarne pochi. E poi, sanno tutti che bisogna fare buone coltivazioni e lavorare bene il terreno per evitare che venga invaso da infestanti. Io, utilizzando al minimo i fitofarmaci, ambisco a produrre tra i 55 e i 60 quintali di frumento ad ettaro. Se scegliessi di produrre biologico, porterei il mio raccolto al minimo. Chi produce biologico credo lo faccia per hobby, coltivando appezzamenti di terreno molto piccoli. Facendo due conti, vien da pensare che gran parte di quello che viene venduto come biologico non lo sia». Ultima domanda d’obbligo: come fa un ventenne ad avere le idee così chiare sul proprio futuro? «Tutto merito dei miei genitori che sono riusciti a trasmettermi la passione per l’agricoltura. Quando si ha una passione, si hanno le idee chiare da subito». «Ho capito che l’agricoltura sarebbe stata il mio futuro a 5 anni. Mi piacerebbe avere animali, un allevamento di bovini da carne. L’azienda era improntata su questo, ma quest’anno sono riuscito a prendere altri terreni da coltivare e non ce la farei a essere coltivatore e allevatore, un domani voglio riuscire a fare tutto».