Lago di Varese – La “cura”del sole per il lago

La Prealpina - 27/03/2020

È rimasto fermo dal 2003 a oggi. Ma, nei prossimi mesi, ripartirà l’impianto di prelievo ipolimnico e di “o s s i g e n a z i one” delle acque che dovrebbe contribuire a migliorare lo stato di salute del Lago di Varese. La “nuova-vecchia” cura a cui sarà sottoposto il grande malato del territorio prealpino doveva iniziare a maggio ma, verosimilmente, gli interventi slitteranno ora verso l’estate. Ma la diagnosi e, soprattutto la terapia hanno trovato nuove conferme. «Nonostante il sostanziale blocco delle attività di queste settimane – spiega infatti Marinella Colombo, consigliere provinciale delegata ai temi dell’ambiente e della salvaguardia dell’ecosistema – stiamo lavorando per attivare il prima possibile questo processo che permetterebbe di migliorare l’ossigenazione e il recupero del lago. L’ultimo passo riguarda la gara sull’impianto di alimentazione a pannelli solari delle strutture che entreranno in funzione nello specchio d’acqua davanti alla sponda di Biandronno, affinché l’attivazione e il funzionamento siano completamente ecosostenibili». L’impianto ipolimnico, come spiegano i tecnici di Villa Recalcati, era stato progettato alla fine degli anni Novanta per entrare in esercizio fra il 2000 e il 2003. Poi l’esperimento fu interrotto per problematiche di tipo tecnico ma anche per i costi allora giudicati eccessivi e per i cattivi odori generati in corrispondenza dello scarico nel fiume Bardello delle acque di profondità prelevate nel lago. Gli sversamenti, infatti, erano particolarmente ricchi di idrogeno solforato, che emanavano un intenso odore di uova marce, insopportabile per la popolazione e anche per i frequentatori abituali della pista ciclabile. Oggi, dopo le verifiche sulle condizioni complessive delle strumentazioni dopo quasi vent’anni di non utilizzo, l’impianto sta per essere riattivato». In sostanza, prima di investire in altre tecniche di risanamento, l’A m m i n i s t r azione provinciale, insieme con la Regione e con gli altri partner istituzionali, vogliono capire se la vecchia cura possa essere ancora utile oppure no per arrivare all’obiettivo della balneabilità delle acque. «L’impianto – spiega ancora Marinella Colombo – raccoglie le acque profonde che, da maggio a novembre accumulano molta sostanza organica. La sua decomposizione provoca il consumo di ossigeno e, in più, si inasprisce l’i n c omunicabilità con l’acqua più calda e più ossigenata della superficie. L’impianto, invece, permette di velocizzare il ricambio naturale delle acque del lago, e quindi un miglior bilanciamento fra nutrienti e ossigeno». Funzionerà? Se lo augurano gli enti che vi hanno investito e quindi Regione, Provincia, Comuni, università dell’Insubria, Cnr e Ats Insubria. Inoltre, «se dovesse ripresentarsi il problema dell’odore sgradevole – conclude Colombo – saremmo in grado di intervenire immediatamente per riportare la situazione alla normalità. Speriamo di partire entro giugno, perché l’e s t ate e l’autunno sarebbero le stagioni cruciali per verificare la bontà e soprattutto l’e f f i c acia di questo intervento per un contenimento della presenza di inquinanti».