Lago Ceresio inquinato da pezzi di plastica

La Prealpina - 11/01/2019

Sono 4.751 le microplastiche sotto i 5 millimetri ritrovate in dodici campioni pescati dal Lago Ceresio (nella foto Blitz il recupero dei rifiuti con Spazzatura chilometrica nell’aprile scorso). È la conferma della presenza di questo tipo di inquinamento anche nello specchio lacustre al confine fra Italia e Svizzera. Lo dice uno studio presentato ieri mattina a Bellinzona e condotto dal dipartimento del Territorio, il “ministero” ticinese che si occupa anche di ambiente.

La ricerca fornisce, per la prima volta, dei risultati sulla presenza di microplastiche nelle acque del Ceresio, in un contesto generale in cui gli studi sull’inquinamento appunto da microplastiche nelle acque dolci sono ancora molto scarsi. Complessivamente sono state raccolte, separate, catalogate e studiate in totale 106 macroplastiche (con dimensioni superiori ai 5 millimetri) e ben 4.751 microplastiche (sotto i 5 millimetri), provenienti dalle zone del lago presso Gandria (bacino Nord) e Figino (bacino Sud), nei pressi di Brusimpiano.

Fra i materiali trovati ci sono soprattutto frammenti dovuti alla degradazione di oggetti più grandi, come le bottigliette di plastica e altri materiali derivanti, per esempio, da pellicole per l’imballaggio, fili da pesca e altre fibre. E quindi polietilene, polipropilene e polistirene: insomma, una valanga di immondizia che non dovrebbe finire in acqua.

«I livelli d’inquinamento riscontrati – spiegano gli artefici dello studio – sono di poco inferiori a quelli rinvenuti nel Lago Maggiore e nel Lago Lemano, ma circa doppi rispetto alla media svizzera». E qui, s’innesca indirettamente un discorso di responsabilità legato al fatto che le acque sono anche italiane. Secondo l’Ufficio federale dell’ambiente, il rischio ambientale derivante dalla presenza di microplastiche nelle acque ai livelli attuali del Lago Ceresio non dovrebbe creare «pericoli per gli organismi acquatici, ma la loro presenza non può essere in ogni caso ignorata». «Secondo il necessario principio di precauzione – prosegue la relazione – è necessario valutare l’implementazione di misure più efficaci per ridurne l’emissione, tenendo conto dei costi di possibili misure in rapporto ai benefici».

In particolare, il direttore del dipartimento del Territorio, Claudio Zali, osserva che «i dati raccolti ci portano ad affermare che, secondo le conoscenze attuali, il rischio ambientale derivante dalle microplastiche comunque non va sottovalutato, nondimeno si rendono necessari ulteriori approfondimenti».

Il Canton Ticino proseguirà nell’attività di monitoraggio e, nel contempo, avvierà una campagna di sensibilizzazione nei confronti della popolazione.