«Lago basso, la crisi idrica è vicina»

La Prealpina - 27/01/2017

«Il lago Maggiore è sotto di 60 centimetri. Se non piove entro una settimana, sarà crisi idrica». A lanciare l’allarme, dai microfoni di Radio 24, è Alessandro Folli, presidente dell’Unione regionale bonifiche irrigazione miglioramenti fondiari (Urbim). «Il quadro è abbastanza critico e se entro una settimana il tempo non andrà a cambiare, credo che entreremo nella fase della mancanza di acqua».

Rispetto ai valori della media stagionale, Folli sottolinea: «L’acqua è sotto di media di 60 centimetri sul lago Maggiore, qualcosa in più sugli altri laghi lombardi». E aggiunge: «L’unica cosa positiva, tra virgolette, è che quest’anno nel mese di ottobre un po’ di neve in alto è venuta e quindi con il freddo è ferma, ma questo potrebbe provocare qualche problema nel momento in cui ci fosse un cambiamento e si tornasse ancora all’aumento delle temperature, quindi la riserva d’acqua della neve – i rubinetti che noi abbiamo sulle Alpi – potrebbe scivolare e andare via».

I problemi che potrebbe generare la crisi idrica sono di tipo economico: «Quello che interessa di più è la preparazione delle colture agricole nel Piemonte, nella Lombardia e nel Veneto. Si tenga presente che la Lombardia è la Regione che produce il 15% del Pil per tutto il territorio nazionale, l’altro dato è la produzione di riso che è per il 90% tra Piemonte e Lombardia. Se manca l’acqua è chiaro che le perdite diventano disastrose non solamente sul comparto agricolo ma anche su tutto il comparto ambientale».

Sul tema della siccità e delle conseguenze per fiume Ticino e lago Maggiore, intanto, interviene anche il consigliere comunale di Sesto Calende, delegato al Parco del Ticino e al Demanio, Alessandro Ceron: «L’abbassamento delle acque a Sesto Calende provoca problemi di navigabilità in prossimità del Ponte di ferro, marcescenza delle alghe con conseguenti cattivi odori, proliferazione di nutrie e topi, oltre a far affiorare vecchie tubazioni fognarie che un tempo scaricavano direttamente nel fiume. Nonostante questi disagi, le analisi delle acque negli ultimi anni hanno confermato una diminuzione di coliformi e le acque sono risultate balneabili nella maggior parte delle campionature. Questo a significare l’efficienza dei sistemi di depurazione e l’efficacia della sorveglianza del territorio». Negli ultimi mesi si è molto discusso del possibile innalzamento del livello del lago Maggiore: «Una soluzione del problema sarebbe quello di aumentare la “scorta” di acqua nei momenti di maggiore afflusso in modo da renderla disponibile nei periodi di magra. Per realizzare tutto questo basterebbe innalzare il livello del lago Maggiore agendo sulla diga Miorina che ne controlla il livello. C’è un accordo siglato tra Svizzera e Italia nel 1940 che fissa il livello del lago ad un massimo di 150 centimetri sopra lo zero idrometrico dal primo novembre al 15 marzo e ad un metro da fine marzo a fine ottobre. Nel 2015 a seguito dell’iniziativa di un comitato istituzionale italiano presieduto dal Ministero dell’Ambiente, il valore è stato alzato in via sperimentale a 1,25 metri durante il periodo estivo. Si è tratto però di un valore a metà strada, deciso per soddisfare le crescenti pressioni degli operatori turistici. Da qui la necessità di rivedere l’accordo sul livello, estivo e invernale, del lago. Ma a settembre 2016 il ministero dell’Ambiente, non tenendo conto delle richieste dei Comuni, ha deciso invece di riportare la quota del lago Maggiore a più un metro. E questo, insieme alla siccità della scorsa estate, ha danneggiato l’ecosistema del fiume».