Laghi varesini sempre più assetati Gli agricoltori: «Una crisi storica»

La Prealpina - 30/08/2017

aldo afoso e niente piogge: i laghi della Provincia di Varese hanno sempre più sete e riducono drasticamente la loro capacità di rispondere alle esigenze dell’agricoltura.

A lanciare l’allarme è la Coldiretti provinciale. «Il lago di Varese – afferma il presidente varesino Fernando Fiori sulla base dei dati rilevati dai tecnici – è in discesa costante e nelle ultime settimane, è arrivato a -19 centimetri sotto lo zero idrometrico, mentre il Maggiore, pieno solo per il 25% della sua capacità, è arrivato in queste ore a un’altezza idrometrica di -1,2 centimetri contro i +53,2 centimetri della media.

«I nostri laghi -prosegue – sono lo specchio del clima siccitoso che la nostra provincia sta affrontando negli ultimi mesi. L’allarme, ovviamente, è diffuso su tutto il territorio italiano, dove temperature massime sono risultate superiori di 3,9 gradi la media, con precipitazioni in calo del 62,3% con una crisi idrica di portata storica a livello nazionale».

A luglio – confermano i dati dell’associazione degli agricoltori – le piogge nel Varesotto hanno fatto segnare un -45% rispetto alla media climatica, mentre a giugno un -39,4%; la situazione del mese di agosto non è di certo migliore, visto che la prima e la seconda decade del mese hanno fatto registrare, rispettivamente, il 75,6% e 45,7% di precipitazioni in meno rispetto alla media.

È stata insomma un’estate africana, caratterizzata da un caldo anomalo e dalla scarsità di piogge. Ma non solo: tutto il 2017 si è rivelato finora problematico proprio per la crisi idrica che ha causato evidenti disagi ai produttori locali mettendo in forse i raccolti ma anche le produzioni di latte, miele, ortaggi, verdure e mais.

«Gli agricoltori sono già impegnati a fare la propria parte – conclude il presidente Fiori – per promuovere l’uso razionale dell’acqua, lo sviluppo di sistemi di irrigazione a basso impatto e l’innovazione con colture meno idro-esigenti. Ma non deve essere dimenticato che l’acqua  è essenziale per mantenere in vita sistemi agricoli senza i quali è a rischio la sopravvivenza del territorio e la competitività dell’intero settore alimentare».

Il Verbano continua a scendere

Il livello del Lago maggiore si sta sempre più avvicinando alla seconda soglia di magra, dopo aver raggiunto nella giornata di domenica lo zero idrometrico. Ieri alle ore 15 il livello del lago ha toccato i due centimetri sotto lo zero idrometrico e continua a scendere, come informano dalla centrale di monitoraggio della Protezione civile di Laveno. Raccoglie ora attraverso fiumi e torrenti 147 metri cubi d’acqua al secondo, mentre dalla diga della Miorina di Golasecca ne escono 199. Preoccupa maggiormente la situazione idrica legata al fabbisogno sia per la sopravvivenza del fiume Ticino che del settore legato alla irrigazione agricola e per le risaie del novarese, vercellese e pavese, che vedono sempre meno acqua nella “riserva” idrica del Verbano, cosi come per le centrali idroelettriche di valle che sono, è il caso di dire, al “lumicino”.

Già i muraglioni rivieraschi fanno registrare i primi cedimenti, a causa della mancata pressione idrica e dell’escavazione che le onde provocano alle fondamenta come si è già registrato al Porto “Sironi” di Cerro dove il muraglione sta collassando.

Si inasprisce la diatriba del Parco della Valle del Ticino e il Ministero dell’Ambiente sulla regolamentazione delle acque del Verbano: il Parco da anni chiede di mantenere il livello medio del lago a un metro e 50 sopra lo zero idrometrico di Sesto Calende, sostenendo al contrario di quanto afferma lo stesso Ministero, che ciò non avrebbe alcun effetto sulla situazione di sicurezza idraulica per il territorio in caso di violente piogge che tuttavia hanno portato negli anni a ripetute e dannose esondazioni.