La verità secondo Campiotti «Gli investimenti? Tutti legittimi»

La Provincia Varese - 06/02/2017

Fondazione Molina, la «verità» del presidente commissarato Christian Campiotti: «I prestiti e la polizza? Investimenti legittimi, da valutare alla scadenza. È un processo alle intenzioni». E il suo avvocato Pietro Romano aggiunge: «Contro Campiotti azionata la macchina del fango». Quasi un’ora e mezza di conferenza stampa, ieri mattina al collegio De Filippi, per rispondere punto su punto agli «spifferi» usciti dall’audizione al Pirellone del commissario del “Molina” Carmine Pallino e alle domande dei giornalisti. Così il presidente commissariato della Fondazione di viale Borri Christian Campiotti, affiancato dal suo legale Pietro Romano, ha esposto la sua «verità» sul caso che sta infiammando da mesi e mesi la politica varesina. Le controverse operazioni finanziarie – i due prestiti obbligazionari a Rete55 Evolution (450mila euro) e alla Mata Spa di Carlo Vimercati (500mila euro) – Il presidente commissariato della Fondazione Molina Christian Campiotti Archivio vengono spiegati così: «Coloro che sono giunti a fare proposte di investimento sono stati ascoltati e le proposte valutate, nell’ambito della diversificazione dei fondi suggerite dal consulente finanziario, il dott. Bigli. Si è ritenuto opportuno perseguire questi investimenti». Con quali garanzie? «Asset patrimoniali e prospettive di sviluppo – sostiene Campiotti – in qualità di amministratore posso assumermi il rischio ed essere valutato alla fine, se ho procurato un danno. Campiotti ricorda anche i 28 milioni di investimenti finanziari realizzati dai suoi predecessori Carletti ed Ermolli: «Ci sono documenti che sconsigliavano certi investimenti, ma mai l’Asl allora decise di intervenire per analizzare e dare giudizi o di merito, che non le spettano, nemmeno in quelli discutibili, come le ben note JP Morgan e Bear Stearns. L’unico motivo per cui Ats stavolta si è mossa è politico, perché Campiotti si è dichiarato a favore di Galimberti mentre Orrigoni ha perso le elezioni». Del resto, ricorda Romano, «a luglio abbiamo consegnato ad Ats un metro cubo di carta: cercavano scheletri armadio che non esistevano per delegittimare Campiotti». «Non esiste» invece la polizza sulla vita di Campiotti: l’assicurazione Aviva da 500mila euro «è una forma di investimento assicurativo con capitale della Fondazione e rendimento a favore della Fondazione, proposta da Ubi Banca come vantaggiosa» e sottoscritta da Campiotti «solo come legale rappresentante». Il presidente commissariato rimarca: «Non ho mai percepito un euro né di emolumenti né di benefit o di rimborso. Il commissario Pallino invece percepisce 4500 euro al mese erogati dalla Fondazione». Smontate punto per punto anche le altre accuse emerse in commissione sanità. Il rischio di perdita di qualifica Onlus a causa dell’obbligazione convertibile a Rete55: «Una risoluzione dell’Agenzia delle Entrate del 30 giugno 2015 sostanzialmente riconosce che quanto fatto da Fondazione Molina è lecito». I 613mila euro per liquidare il direttore generale Andrea Segrini: «Nei dieci anni dell’era Fontana è costato circa 2,5 milioni, il suo costo aziendale da 280mila euro con un contratto a tempo indeterminato si è tramutato in un risparmio destinato a servizi per gli ospiti». La «bufala» dei mobili antichi: «Lasciti stipati in un magazzino al costo di 7mila euro annui, sono stati ristrutturati, salvaguardando un patrimonio, e inseriti negli uffici della Fondazione». Le spese legali: «80mila euro sono lo 0,4% dell’esercizio, quasi la metà dei 145mila euro del 2015». Il personale sopra lo standard regionale: «L’idea del consigliere Monti di un approccio ragionieristico che pensa di ridurre numero e compenso degli ASA mi lascia preoccupato». Insomma, la linea di Christian Campiotti non cambia. Da un lato, la difesa a spada tratta della legittimità dell’azione: «Tutto quello che ho fatto, era per il bene della Fondazione». Dall’altro, il dito puntato contro l’«ingerenza politica delle istituzioni in una realtà privata, una battaglia di legalità e di libertà che affronteremo al Tar (il 15 febbraio è prevista l’udienza sulla sospensiva del provvedimento di commissariamento attuato dall’Ats Insubria, ndr). Perché un conto è Fondazione di diritto privato sottoposta alla legge e al libero mercato, un conto una società come Aspem Reti che deve seguire logiche pubbliche di trasparenza». E l’avvocato Pietro Romano, che parla di macchina del fango e ribadisce l’intenzione di andare dritti in Procura a querelare per diffamazione, calunnia e abuso d’ufficio il commissario Pallino, difende anche la scelta di non presentarsi in commissione: «Perché mandarlo in pasto? Se ha sbagliato coi prestiti, ne risponde in prima persona». n