La tradizione è “take-away” A Varese l’asporto fa festa

La Prealpina - 02/01/2019

Forse non avrà fatto il botto ma lascerà un buon “sapore” il Capodanno varesino in termini di giro d’affari per pranzi e cene delle feste. I numeri delle prenotazioni in provincia di Varese sono saliti rispetto all’anno scorso, con una novità che dimostra la voglia di conciliare il ritrovo in casa con le ghiottonerie preparate dai propri chef preferiti.

«Abbiamo registrato un notevole incremento di richieste di cibo da asporto rivolte ai ristoranti e non alla grande distribuzione – spiega soddisfatto il presidente provinciale di Fipe-Confcommerio Giordano Ferrarese -. Quindi si parla di un notevole balzo di prodotti di qualità e nicchia».

Piatti di alto livello, dunque, pur con un occhio attento alla spesa, senza investire una fortuna.

«I prezzi infatti sono rimasti in linea con l’anno scorso – prosegue il numero uno dei pubblici esercizi -. Anche perché di certo è leggermente aumentato l’ottimismo da parte della clientela, ma non è aumentato purtroppo il potere di acquisto».

Ovviamente conta anche il “sentiment”, l’apertura quasi psicologica ai consumi e non soltanto un’aumentata capacità di spesa. Fra i menu più gettonati? «Carne e pesce hanno avuto un equilibrio, mentre registriamo la diminuzione di presenza di pesce crudo e sushi, ormai preferiti soprattutto come piatti di consumo veloce nelle pause pranzo a basso costo, anche grazie alle App di consegne a domicilio». Insomma quest’anno c’è stato un orientamento ancora più netto sulla tradizione: «A Natale vince il cappone, magari rielaborato in maniera moderna – suggerisce il ristoratore -. Per l’Ultimo dell’anno, invece, parti nobili di vitello e manzo: stiamo tornando alla cucina tradizionale ma stilizzata e rivisitata, con un incremento delle porzioni, rispetto alle “bolle d’aria molecolare” pagate a peso d’oro. Vince dunque un nobile di cappone in salsa privilegiata che, oltre agli occhi, riempie anche la pancia e non svuota il portafoglio».

Se la tavola è lo specchio della società, ecco quindi un ritorno dell’ottimismo e della voglia di andare avanti. Pur con un boccone amaro riservato in realtà a tutte le categorie, e cioè «l’entrata in vigore proprio dal primo gennaio della fatturazione elettronica che crea un po’ di preoccupazione benché tutte le associazioni e istituzioni si siano mosse per tempo per arrivare preparati – conclude Giordano Ferrarese di Fipe -. Ci sono ancora punti che potrebbero causare confusione, anche se rimane il fatto che proprio la nostra provincia in termini di preparazione e formazione è sempre all’apice rispetto anche ad altri territori e addirittura regioni».

Dal bancone alla tavola Nel settore mille addetti

La ricorrenza è anche business, o meglio lavoro: in provincia di Varese sono attive 570 imprese legate in qualche modo al Capodanno, per un numero totale di 1.400 occupati (6% in Lombardia) e un giro d’affari complessivo di 10 milioni di euro. A fotografarlo è la Camera di commercio di Milano che ha realizzato un focus su produttori di spumante, lenticchie, frutta secca, commercio al dettaglio di giochi, gastronomie, discoteche e sale da ballo. Il fatturato regionale è di oltre un miliardo di euro. Nel Varesotto la voce più rappresentata è quella del cibo da asporto, dove sono attive ben 459 aziende delle 570 censite, per oltre un migliaio di addetti. Un settore in salute, che dimostra il successo delle cene tradizionali, sì, ma preparate da mani esperte, così da lasciare più tempo libero per le feste. In generale la Lombardia è la regione italiana con il più alto numero di esercizi che preparano cibi da asporto (5.632 in totale).