La tecnologia sfida l’impresa

 Ha lasciato il segno la visita del ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda. Il Comune l’ha invitato a parlare l’altro ieri al Teatro Santuccio di impresa 4.0, delle opportunità legate allo sviluppo tecnologico. Ma anche delle paure generate dalla robotizzazione che si porterà via anche tanti posti di lavoro, obbligando a inventare nuovi filoni occupazionali. Il ministro ha anche strigliato il mondo associativo. Il la è scattato da un sondaggio nazionale di Confartigianato in cui si sottolinea che oltre la metà degli associati non conosce il Piano industria 4.0, nonostante questo preveda importanti incentivi per chi investe.

«Dovete fare di più – aveva detto Calenda -. Noi abbiamo mandato una mail a un milione e mezzo di imprenditori. Questi dati sono inaccettabili». Una provocazione che all’indomani fa discutere le associazioni in modo costruttivo.

«Il ministro ha un merito che gli riconosciamo: ha realizzato un vero piano industriale – commenta proprio il presidente di Confartigianato Varese Davide Galli -. Un piano nel quale, da imprenditore e presidente, credo e sul quale da tempo lavoriamo affinché possa entrare nel maggior numero di piccole e medie imprese. Ora il ministro ci chiede di fare di più. Lo faremo. Il legislatore e gli istituti di credito facciano altrettanto: Pmi e industrie hanno dimensioni, disponibilità di risorse e possibilità di accesso al credito differenti. Di questo si tenga conto e si attuino le misure necessarie a dare a ciascuno analoghe opportunità di accesso alla rivoluzione 4.0. Noi – in un’ottica di collaborazione – saremo pronti a cogliere le sfide dell’innovazione, dell’acquisizione di nuove competenze e della riqualificazione del capitale umano».

Chiaramente ogni settore avrà un suo interesse specifico: sarebbe ingiusto dare lo stesso taglio alla piccola bottega e alla fabbrica a ciclo continuo. Gli industriali rivendicano un grande interesse.

«Il ministro lamentava una generale scarsa conoscenza del Piano Nazionale Industria 4.0. Questo, però, non rispecchia la situazione a Varese – replica il presidente di Univa Riccardo Comerio -. Secondo una nostra recente indagine dell’Ufficio Studi, anzi, gli incentivi previsti per gli investimenti 4.0 sono conosciuti dall’89% della nostra compagine associativa. Tanto che il 52% (un dato molto alto) ha ricorso ad almeno ad uno degli incentivi previsti dal Governo. Di più: questa percentuale già molto elevata salirà secondo le attese al 58% nel 2018. Ci siamo imposti l’obiettivo che sul territorio varesino l’industria investa in 4.0 un valore di 330 milioni nel periodo 2017-2020. Secondo le nostre stime siamo in linea con queste aspettative. Ciò è il frutto di un’intensa opera di informazione e sensibilizzazione che la nostra associazione porta avanti attraverso il notiziario internet, con convegni e workshop tematici, con l’investimento nel Digital Innovation Hub Lombardia, con le attività social, coi contatti diretti, con le missioni imprenditoriali in Silicon Valley». Spesso c’è anche scarsa conoscenza dei fondi europei: «L’Unione Industriali stessa è partner di due Progetti Ue per convogliare sul territorio risorse in grado di aumentare la diffusione dell’economia circolare – prosegue Comerio -. Tutto ciò va incontro soprattutto all’esigenza di stare al fianco delle Pmi nei loro processi di innovazione. Non può che essere così per un’associazione come la nostra la cui base associativa è composta per il 91% da imprese con meno di 100 addetti e per il 78% con meno di 50. Ciò su un totale di 1.200 imprese associate. La sfida della associazioni datoriali si gioca sempre di più su questi campi, sull’innovazione della rappresentanza e sul dispiego di forze e impegno su azioni fino ad ora mai intraprese. Lo stiamo facendo con forza e convinzione, ben sapendo che non si smette mai di migliorare. I dati stanno dando ragione a “una politica industriale associativa” che così ribattezzammo nel 2014 quando il Paese ancora non ne aveva una e che il Ministro Carlo Calenda ha avuto il merito di introdurre con un Piano che deve essere mantenuto e rinforzato, anche nella prossima legislatura».

Che dire poi del commercio? Un mondo senza linee produttive, ma con tanti meccanismi da snellire. «La sollecitazione del ministro è apprezzabile – conclude Giorgio Angelucci, presidente di Uniascom-Confcommercio -. Ci ha chiesto “voi che cosa fate”? Noi ci stiamo focalizzando sulla digitalizzazione dei sistemi e sullo sviluppo di siti Web, su e-commerce e gestione dei social network, fino all’automazione dei magazzini. E poi spingiamo sui bandi regionali che mettono a disposizione della risorse: anche i nostri negozi saranno sempre più tecnologici».