La Svizzera dice no

La Prealpina - 26/11/2018

La cosiddetta iniziativa “Per l’autodeterminazione” in Svizzera, promossa dalla destra conservatrice, non è passata: tutti i cantoni l’hanno bocciata, respinta dal 66,2% degli elettori. Il dato in questo caso è scorporato perché essendo una proposta di modifica costituzionale ci voleva la maggioranza dei cantoni e degli aventi diritto al voto. Dunque non è passata quella che molti in Europa vedevano come un’iniziativa “sovranista”, per usare un termine in voga in questi mesi, che chiedeva al Consiglio federale – al Governo centrale quindi – di subordinare i trattati internazionali con l’UE alla costituzione della Confederazione. Tra questi trattati figurano quelli in materia di immigrazione, di libera circolazione delle persone e di lavoro, tema quest’ultimo che tocca da vicino anche i frontalieri lombardi e piemontesi, oltre che quelli francesi e tedeschi che operano in Svizzera nelle regioni di frontiera. La sfida dell’Unione Democratica di Centro (UDC), che a destra ha lanciato questa campagna per “slegare” alcuni patti rossocrociati dal resto dell’UE non ha attecchito, memore anche dei problemi avuti dopo la votazione riuscita il 9 febbraio 2014 “contro l’immigrazione di massa”. Un voto popolare che poi risultò infatti annacquato nei decreti applicativi proprio per non contrastare le relazioni tra Berna e Bruxelles. Musi lunghi tra i democentristi che rispettano il voto popolare ma contestano la campagna aggressiva fatta da chi era contro questa modifica costituzionale. Mondo economico e difensori dei diritti umani si sono rallegrati per l’esito del voto, per la mancata “brexit in salsa confederata”. Altro testo in votazione ieri ha scontentato i contadini detentori di vacche con le corna, i quali non otterranno speciali sovvenzioni da parte della Confederazione. L’iniziativa popolare “per la dignità degli animali da reddito agricoli (detta anche Iniziativa per le vacche con le corna)” è stata infatti respinta dalla maggioranza dei cantoni e dei votanti. L’intenzione era quella di far mantenere, facendo leva su finanzianmenti statali agli allevatori, queste bestie senza “scornarle”, anche se il rischio che si facciano male è maggiore. Delle votazioni federali in programma ieri, questa è stata la più combattuta. Con il passare delle ore il no ha comunque prevalso in 20 su 26 cantoni, ottenendo in totale il 54,72% di voti contrari, contro il 45,28% di favorevoli. Il Consiglio federale ha espresso soddisfazione perché i cittadini hanno seguito le linee guida riferite dal Governo centrale, “votando” come avrebbero fatto i sette consiglieri federali in carica.