La sfida del gigante ferito

La Prealpina - 01/08/2020

Ha pagato a carissimo prezzo il dramma del coronavirus, rinunciando a quasi 600mila euro di affitti per eventi e congressi nel periodo del lockdown. E poi, quando l’epidemia ha chiesto spazio, ha pure messo a disposizione il proprio parcheggio per gestire l’effettuazione dei tamponi anti-Covid.

Oggi MalpensaFiere si ripresenta così: un gigante vuoto, spoglio e soprattutto ferito. Ma non morto.

«Andavamo a mille, torneremo a farlo», spiega Fabio Lunghi, presidente di Camera di commercio, che con la sua agenzia speciale PromoVarese gestisce il polo espositivo di Sant’Anna.

Ora il posteggio è sempre vuoto, i padiglioni sono impolverati, il ricordo delle estati riempite con il festival latino americano è ormai lontano. Così come sono svaniti gli oltre 150mila euro di canone che l’organizzazione versava nelle casse della struttura posta a due passi dalla superstrada 336.

MalpensaFiere, che ad un certo punto del suo percorso pareva avviata al declino, tanto che era stata aperta una trattativa per trasformala in una nuova Ikea, ha dovuto interrompere i suoi progetti di crescita proprio nel momento migliore della storia. E adesso tutti sono al lavoro per ricominciare, sfruttando 20mila metri quadri all’interno e 55mila all’esterno.

Certo le richieste di utilizzo, anche per i prossimi mesi, sono precipitate. Pure la settimana dedicata ad Amma, la santona degli abbracci, pare prossima a sfumare. D’altronde il contenuto di quel raduno religioso, che versava un profumato affitto a PromoVarese, è tutto l’opposto di quello che richiedono le norme sul distanziamento per prevenire qualsiasi rischio di contagio.

Ma ha una carta da giocare, la struttura, per evitare che la crisi vada a minare le fondamenta di un bilancio che era tornato a offrire sorrisi a chi ne ha in carico la gestione. Si tratta della funzione congressuale, divenuta sempre più incidente nel calendario, accanto a manifestazioni fieristiche consolidate. Tant’è che i gestori stanno monitorando la situazione per capire se sia necessario fare interventi strutturali per adeguare la proposta alle esigenze del momento. In questi giorni è stata fatta ripartire una poderosa campagna social per rilanciare l’opportunità di MalpensaFiere. Perché la scelta è confermata: si va avanti così, per recuperare il terreno perduto.

«Chi dice che sia un carrozzone non conosce i risultati ottenuti»

Fabio Lunghi, presidente della Camera di commercio di Varese, è davvero un periodo durissimo per il centro di MalpensaFiere?
«Tutto andava a gonfie vele, poi è arrivato questo bastardo del Covid e si è dovuto cancellare tutto. Purtroppo abbiamo avuto mancati incassi per 600milaeuro. Sommati ai soldi persi a Ville Ponti, è stata una
botta pazzesca da cui proveremo a risollevarci».


A questo punto cosa vi aspettate che accada
sull’utilizzo futuro della struttura?
«Chiaramente bisognerà vedere l’evoluzione dell’emergenza sanitaria in autunno. Però devo essere sincero: sono arrivate alcune richieste per fare qualcosa già a settembre e questo mi conforta. Signific ache MalpensaFiere ha appeal e che c’è chi è pronto a ripartire. Speriamo davvero che siano indicazioni concrete per riuscire a reimpostare i programmi».


Lei pensa che il polo di Sant’Anna debba comunque trovare una nuova destinazione?
«No, deve solo stare al passo con i tempi. Da quando sono presidente ho preso la scelta di non venderlo perché i risultati, almeno sino a febbraio, erano ottimi. Poi ci siamo messi a disposizione per i tamponi,
avevamo anche valutato con l’Asst la possibilità di entrare in gioco in caso di una seconda ondata pandemica, ma la destinazione resta quella originaria».


Insomma, si punterà ancora sulle fiere?
«Io preferisco sottolineare la duplice valenza della struttura, che è ideale per gli eventi, ma che ha raccolto consensi nella sua funzioni congressuali. Anche grandi aziende internazionali l’hanno scelta per alcune convention. Tant’è che abbiamo provveduto a fare alcune ristrutturazioni e ne faremo delle altre».


MalpensaFiere non è dunque un carrozzone?
«Non ho mai sentito una parola più stupida per definirlo. Se qualcuno lo sostiene, vuol dire che non sa nulla di quello che è stato fatto e dei riscontri avuti. Qualche anno fa c’erano numeri meno incoraggianti, ora è (per meglio dire, era) tutto diverso, molto meglio di posti come Brescia o Lario Fiere. Dobbiamo solo aspettare che passi la tempesta e, in quel momento, capire come riposizionarci. Ma se l’epidemia se ne va, non vedo dubbi su un rilancio».