La rivincita del Canton Ticino

 C’era una volta il Canton Ticino che era una sorta di little-Cina all’interno della Svizzera. E quindi un’epoca in cui, dopo il primo boom dell’industrializzazione del Cantone di lingua italiana, si svilupparono soprattutto imprese di manifattura di base: l’edilizia era nettamente uno dei motori trainanti del territorio. Ora non più: il mix fra tessuto economico locale e investimenti lungimiranti hanno permesso a questo territorio di compiere un salto di qualità. E adesso questo balzo in avanti è certificato pure da uno studio realizzato l’O-De, vale a dire l’osservatorio delle dinamiche economiche dell’Usi, l’università della Svizzera italiana, che ha analizzato la «complessità economica» dei singoli cantoni.

Secondo questa ricerca, infatti, il Ticino è uno dei Cantoni più competitivi in Svizzera. Esattamente è il quinto in classifica dietro soltanto a “colossi” storici, dove il “grano” gira da tempo immemore come Zurigo, Zugo, Ginevra e Basilea-città. Fra l’altro l’indagine ha utilizzato per la prima volta un nuovo parametro di misurazione, l’Indice di complessità economica (Ice) ideato da ricercatori del Mit di Boston e dell’università di Harvard. Insomma, si tratta di una certificazione, che ha come base un metodo pensato da due delle più prestigiose e autorevoli realtà accademiche al mondo.

In particolare, nel 2017, e cioè durante il periodo osservato dall’analisi, i ricercatori dell’O-De hanno riscontrato in Ticino «una complessità elevata e un buon bilanciamento tra il numero di settori produttivi in cui il Cantone è specializzato, rispetto alla struttura produttiva della Confederazione, e la specificità di questi settori». Insomma, non c’è più soltanto l’azienda di bulloni, orologi, caffè o cioccolato che, comunque, restano una base solida dell’economia locale. C’è molto e molto di più. I punti di forza del Ticino, sempre secondo lo studio, sono il capitale umano, con un terzo di laureati nella popolazione, un’altissima densità di lavoratori del terziario avanzato e la capacità di fare rete tra aziende. Buono anche il saldo di oltre 2.000 imprese create ogni anno, dal 2013 al 2016, al netto dei fallimenti, oltre a un alto tasso di crescita delle aziende esistenti.

Si tratta di dati che sono musica per le orecchie dei frontalieri: già, perché, un sistema economico più complesso permette di assorbire più facilmente eventuali crisi, oltre a creare posti di lavoro più ambiziosi e con salari più elevati. D’altro canto, ciò amplifica la concorrenza sul capitale umano delle aziende del Varesotto che, ogni anno, devono faticare per trattenere in Italia i cervelli migliori, attratti dai salari in franchi svizzeri. Certo, il Canton Ticino non sarà il Bengodi, ma questa ricerca testimonia, ancora una volta, la forza e la crescita economica di questo territorio, che rappresenta il primo datore di lavoro del Varesotto.