La risposta neo-rurale dell’impresa lombarda

La Provincia Varese - 02/12/2016

Sopravvive solo chi si muove. È la risposta alla crisi che Francesco Aletti Montano, patron del Borgo di Mustonate e referente della Confesercenti varesina, pratica da sempre: «Bisogna adattarsi ad un contesto in continua evoluzione, al giorno d’oggi è impossibile competere con le multinazionali: i piccoli imprenditori devono individuare delle nicchie e specializzarsi. Partendo dalle risorse che si hanno a disposizione, e creando quello che non c’è ancora: nel caso di Mustonate, un modello di accoglienza nella campagna lombarda che abbiamo battezzato neo-rurale». Per attrarre sempre nuovo pubblico Aletti Montano sottopone il suo progetto a continue revisioni ed innovazioni, in base all’andamento dei trend di mercato turistico. «Di base proponiamo la possibilità di godere della campagna lombarda proponendo servizi di nicchia contraddistinti da una elevata qualità, che puntano alle emozioni, soprattutto quelle legate al cibo». Uno studio attento del territorio e delle strategie locali guida le scelte di Aletti Montano: nei dintorni di Mustonate è possibile fare praticamente ogni tipo di sport all’aria aperta, dal canottaggio alla vela, al cicloturismo, al golf e naturalmente l’equitazione – fiore all’occhiello del borgo – senza dimenticare la rete dei sentieri escursionistici che connette il lago al monte su tracciati predisposti dal Parco Campo dei Fiori. Aletti Montano ha quindi implementato lo spazio outdoor destinato alle famiglie, con una grande area attrezzata e giochi per bambini davanti al vecchio lavatoio, trasformato da tempo in “negozietto delle cose buone” e di recente arricchito da una gustosa gelateria (e visto l’inverno, tra poco anche da una cioccolateria). «La nuova amministrazione vuole rilanciare il turismo nella nostra città, e anche noi ci sforziamo di farlo in modo intelligente, anche se a volte si vorrebbe una maggiore scioltezza dal punto di vista burocratico». E siccome la componente delle emozioni legate al cibo è fondamentale nel tempo libero, al Borgo di Mustonate l’offerta conviviale viene declinata secondo varie possibilità legate agli edifici: dalla merenda all’aperitivo, dal pranzo e alla cena. Alle quali se ne aggiunge una nuova di zecca: «Abbiamo ridisegnato la possibilità di utilizzo delle Scuderie, ricongiungendo nella palazzina centrale l’attività di degustazioni per piccoli gruppi, che una volta facevamo in Barricaia, con la grande sala conferenze al primo piano, che ospita fino a 150 posti ed è dotata di tutte le più moderne tecnologie. Inoltre abbiamo installato al piano terra un laboratorio di cucina attrezzatissimo, che può fungere di supporto al catering e offrire coffee-breaks durante gli eventi». La dimensione più allettante della nuovissima cucina saranno i team buildings, cioè le riunioni di lavoro che hanno come obiettivo il consolidamento dei rapporti collaborativi nei gruppi (di partners, clienti, dipendenti) condividendo attività manuali collettive. Aletti non ha ancora inaugurato il nuovo laboratorio che già pensa ai prossimi sviluppi: si pensa ad eventi legati al pane o al gelato e anche ad una futura scuola di cucina. «Ma non è solo business», dice Aletti MontanoM appena rientrato dal Camino di Santiago: «Voglio lasciare un mondo migliore rispetto a quello che ho trovato, come diceva Baden Powell»

 

«Non basta avere i prodotti migliori Bisogna comunicare e creare una rete»

Secondo l’indagine di Italia Oggi sulla qualità della Vita, le aziende mediopiccole lombarde non si possono complessivamente lamentare ma la situazione è stagnante, e si fatica a trovare il modo di dare una svolta alla crisi. Marco Colombo, una vita votata all’agroalimentare, responsabile dell’ azienda Salumificio Salvo Colombo e presidente del settore Food di Aime, associazione imprenditori europei, davanti a centocinquanta colleghi riuniti ieri sera a Cassago Magnago, ha raccontato la sua ricetta più interessante: come cavalcare la tigre in tempo di crisi. Due gli ingredienti fondamentali: primo, tornare all’identità del territorio, studiare l’unicità della propria storia e proporla in modo aggiornato e creativo. «Se ci si informa sulla storia dei nostri territori, non c’è nulla da inventare. C’è solo da reinterpretare ai giorni nostri, ciò che ci è stato lasciato», dice Marco Colombo, autore di numerose sperimentazioni di successo che hanno visto Birra Poretti e Gorgonzola Igor abbinati a produzioni innovative: dal salame, alle salsicce, alla coppa, alla toma. Secondo: la capacità di fare network, individuare nuove forme di collaborazione tra imprenditori, sperimentare collegamenti commerciali: «È finito il tempo in cui si doveva salvaguardare il proprio orticello, l’imprenditore ora deve competere con avversari multinazionali o contro distretti economici rappresentati da stati o addirittura città, come Hong Kong e New York, che hanno lo stesso numero abitanti di una nazione europea. Se non si creano reti collaborative, si rischia di fare una fatica immane, deleteria dal punto di vista economico e dei tempi». Correre quindi insieme agli altri, ottimizzando risorse prima impiegate per raggiungere la conoscenza del mercato, attuando forme di collaborazione tra portatori di competenze nei vari campi produttivi: «Al giorno d’oggi sono più importanti i partners che non i competitors», chiosa il rude e carismatico Colombo. «Oltre al prodotto, bisogna curare le azioni di marketing e comunicazione integrata. Partecipando ad una rete è più facile condividere strategie e management». «Expo ci ha insegnato che quando Varese riesce a compattarsi e a procedere unita “nel fare”, può tranquillamente accedere a palcoscenici internazionali e a manifestazioni dove prima non c’era modo di mettersi in luce», dice ricordando le manifestazioni nel corner più ambito dell’Expo, quello di Regione Lombardia all’incrocio tra Cardo e Decumano. Ma il futuro è già qui e l’Europa attende Colombo, che ha stretto una nuova collaborazione con il brand Angelo Poretti e dal 2017 quello di Legù di Albizzate, destinata a penetrare il Benelux. Le prossime sfide saranno legate alla interdisciplinarietà con altri due concetti legati al Made in Italy: Moda e Turismo. «Combinati con l’immenso capitale storico e culturale italiano, rappresentano la chiave del rilancio dei prossimi anni».

 

Il settore agroalimentare in forte crescita nel Varesotto

 

Il comparto agroalimentare italiano nel mondo, secondo elaborazioni della Camera di commercio di Milano su dati Istat, vale 36,7 miliardi di euro all’anno e cresce del 7,4%. Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Svizzera concentrano la metà dell’export e tutte le principali destinazioni sono in crescita, in particolare Stati Uniti (+19,7%) e Regno Unito (+8,6%). Ma i prodotti “made in Italy” raggiungono anche paesi ben più lontani come Giappone (al 10° posto), Canada (11°), Australia (16°) e Cina (17°). E se la Germania e la Francia sono i primi acquirenti per quasi tutti i prodotti, gli Stati Uniti eccellono per la l’acquisto di vini, acque minerali e olii, la Spagna per pesce fresco, la Grecia e le Filippine per alimenti per animali. In forte crescita la Cina per latte, amidi, tè, caffè e vini, Arabia Saudita per frutti e prodotti da forno, Australia per pasta e piatti pronti, Turchia per cioccolato, Ungheria per carne lavorata e conservata, Polonia per pesce conservato, gelati e condimenti, Belgio per acque minerali. Fra i prodotti maggiormente esportati troviamo i vini che raggiungono i 5,4 miliardi di euro, vengono poi pane, pasta e farinacei con 3,6 miliardi di euro ma anche frutta e ortaggi lavorati e conservati con 3,4 miliardi di euIl settore agroalimentare è in continua crescita a Varese Archivio ro. Gli aumenti più consistenti nelle esportazioni si registrano per acque minerali (+21,1%), alimenti per animali (+20%), prodotti non lavorati da colture non permanenti tra cui cereali, riso, ortaggi (+15,5%), tè e caffè (+11,2%). Fra le province italiane che esportano di più ci sono Verona con 2,7 miliardi di euro, Cuneo con 2,5 miliardi e Parma con 1,6 miliardi, Milano è quarta con 1,5 miliardi, il 4,1% del totale. Seguono Bolzano, Salerno e Modena. La Lombardia con 5,6 miliardi di export rappresenta più di un settimo del totale italiano e se Varese non è fra le prime venti province per esportazioni di prodotti agroalimentari certamente il comparto agroalimentare rappresenta un settore in crescita anche nella nostra provincia: le esortazioni sono passate dai 421milioni di euro nel 2014 a quasi 448milioni nel 2015. Parliamo di una crescita del 6,3% in un anno. E il nostro territorio conta sicuramente nomi eccellenti di imprese che, in modi diversi, rientrano nella filiera alimentare: una filiera che, come è stato sottolineato ieri nel corso di un workshop proprio sulle esperienze di innovazione nell’industria agroalimentare che si è tenuto all’Universitá Liuc di Castellanza organizzato dal Master Universitario in Food Management di Liuc, ha bisogno di «un atteggiamento mentale costruttivo e predisposto a elaborare innovazione e originalità in maniera creativa». Carlsberg, Parmareggio, Coop, Whirlpool, Goglio, Lindt & Sprungli, Morato Pane, Pedon, Piatti Freschi, Roncadin, ieri hanno portato le loro esperienze in tema di innovazione: «Il workshop – ha sottolineato Giuseppe Toscano, Direttore del Master MAFOOD della LIUC – vuole favorire l’incontro tra operatori del settore per discutere e confrontarsi su un processo di innovazione che, oggi, per le aziende del comparto alimentare non può che essere approcciato in modo trasversale a tutti gli attori della filiera, anche attraverso partnership e forme di open innovation».