La Quiete Un’altra asta deserta Appello alla politica

La Prealpina - 20/07/2017

Ancora un’asta andata deserta: i timori della vigilia sono stati puntualmente confermati. Ma i lavoratori non mollano, come dimostrato ieri mattina dal presidio organizzato all’esterno del Palazzo di Giustizia di Varese. Continua la battaglia, sempre più dura, per dare un futuro alla storica clinica “La Quiete”, chiusa con sigilli alla fine del maggio scorso su disposizione del Tribunale al culmine di una lunghissima vertenza che ha visto la sessantina di ormai ex dipendenti – sostenuti fin dall’inizio dai rappresentanti sindacali della Cgil Funzione pubblica – sempre in prima linea. Ebbene, ieri mattina l’asta giudiziaria nell’ufficio del giudice Miro Santangelo non ha visto alcuna proposta depositata. E, sebbene fosse un esito già ipotizzato nei giorni precedenti, l’amarezza dei lavoratori che si trovavano all’esterno in attesa è stata grande. Ma cosa accadrà adesso? «Ora – spiegano i rappresentanti della Cgil Fp, Cinzia Bianchi e Gianni Ardizzoia – o qualcuno tenterà di portare avanti una proposta privata, oppure sarà fissata una nuova asta, verosimilmente a novembre, visti i tempi tecnici». Intanto continua l’attesa degli arretrati che ancora spettano agli ex dipendenti, alcuni dei quali – pochi, per la verità – hanno già trovato un altro impiego. «”La Quiete – casa di cura” è stata dichiarata fallita il 14 luglio scorso – proseguono i due delegati – e a quella fanno capo venticinque lavoratori: l’udienza è già stata fissata per il 25 ottobre. “La Quiete – Servizi” ha invece sede su Roma e lì faremo un’ingiunzione di pagamento. Resta poi la questione del Centro diagnostico».

E su questo aspetto il sindacato ha diffuso una nota in cui si sottolinea che «è ormai passato un mese e mezzo dalla chiusura della clinica e questi lavoratori sono stati abbandonati. In primo luogo dall’ultimo datore di lavoro. Ciò che rimaneva del Gruppo Sant’Alessandro, con a capo Alessandro Casinelli, è scomparso quel 30 maggio, lasciando i lavoratori completamente in balia degli eventi, senza nemmeno pagare loro le quasi quattro mensilità che ancora mancavano, e mancano all’appello, il Tfr, le ferie e i ratei di tredicesima». Una stoccata poi viene rifilata al mondo della politica, dopo la solidarietà espressa a vari livelli senza distinzioni di colori e casacca: «Nell’ultimo anno si sono avvicendati tutti tra le mura della clinica. Credevamo fosse una battaglia condivisa, probabilmente era una sfilata bipartisan. Crediamo sia un’altra la politica di cui hanno bisogno i lavoratori – proseguono dalla Cgil -. Hanno bisogno che i politici si siedano attorno a un tavolo e illustrino agli imprenditori locali che cosa serve per far ripartire la clinica, quali siano gli interventi necessari, quali siano le prospettive, i progetti sanitari e sociosanitari che servono alla città, quali possono essere strumenti di finanziamento per l’impresa, superando le divisioni politiche». Da qui, l’appello a tutti gli esponenti politici, senza alcuna esclusione: «Ora c’è bisogno di voi – si conclude la nota diffusa ieri ai passanti durante il presidio in piazza Cacciatori delle Alpi -: dove siete?? Cosa state facendo di concreto? Vi citiamo in ordine alfabetico: Alfieri, Astuti, Cremonesi, De Cristofaro, Galimberti, Maroni, Monti e Rolfi. Gli ex dipendenti sono qui oggi. Sempre più soli, sempre più dimenticati. Sempre più vittime incolpevoli. Sempre più determinati a resistere».