La Quiete da salvare: 750 firme

La Prealpina - 12/05/2017

L’incontro con il giudice Miro Santangelo alla fine non c’è stato, ma i lavoratori sono saliti lo stesso al primo piano del Palazzo di Giustizia, per depositare le circa 750 firme raccolte contro la chiusura della loro clinica. La battaglia dei dipendenti della casa di cura “La Quiete”, finita sotto sfratto dall’inizio dell’anno e da due settimane pressoché bloccata da un provvedimento del Tribunale, ieri mattina è tornata in piazza Cacciatori delle Alpi. Proprio là dove, già quest’estate, avevano organizzato un presidio per salvare il proprio posto di lavoro. Ebbene, ieri la manifestazione ha visto anche l’allestimento di un gazebo e la raccolta di firme a sostegno della storica clinica varesina: «Tra questa mattina e l’iniziativa organizzata venerdì scorso nel cortile della Quiete con la “grigliata solidale” – hanno spiegato alcuni rappresentanti, affiancati dai delegati della Funzione pubblica Cgil -, quindi in due mezze giornate in tutto, abbiamo raccolto oltre 750 firme. Alcune persone sono venute apposta per sottoscrivere il documento».

Il plico con le sottoscrizioni è stato poi recapitato anche al prefetto Giorgio Zanzi e al sindaco Davide Galimberti, per portare all’attenzione delle autorità locale l’ennesima riprova dell’affetto che c’è attorno alla Quiete. Attestati di stima a cui i dipendenti si aggrappano con tutte le loro forze, ma che purtroppo non sono sufficienti a tenere aperta l’attività: l’ultima parola spetta infatti al Tribunale. Sul piatto, stando a quanto ricostruito dai sindacati, ci sono due proposte di acquisizione, messe nero su bianco: c’è una cordata di realtà del territorio attive nel settore, e un’altra offerta depositata da una cooperativa specializzata. Al momento però non sono ancora giunte valutazioni dal giudice e dal curatore fallimentare in merito alla congruità delle rispettive proposte.

La svolta potrebbe arrivare oggi quando, verso mezzogiorno, è previsto l’accesso dell’ufficiale giudiziario alla clinica di via Dante. Una procedura che, due settimane fa, aveva riservato attimi di tensione: sul posto erano infatti arrivati anche due fabbri incaricati dal Tribunale di sigillare la struttura, ed era stato poi richiesto l’intervento di pattuglie della Polizia di Stato. Tutto si era concluso con la chiusura di due piani dell’edificio e lo stop all’attività ambulatoriale, di fatto paralizzando il lavoro della Quiete: alcuni pazienti erano stati dimessi nella stessa giornata, mentre nei confronti degli ultimi quattro lungodegenti presenti non era stato disposto il trasferimento immediato, ma è avvenuto mercoledì. Insomma, il futuro della clinica è ancora da scrivere. E i lavoratori restano col fiato sospeso, nella speranza di «salvare il posto di lavoro e con esso il diritto alla salute dei loro tanti e solidali pazienti».