La provincia di Varese? Ricca e un po’ depressa

La Prealpina - 28/11/2016

La qualità della vita in provincia di Varese? È “accettabile” sulla base della diciottesima classifica dedicata al tema messa nero su bianco dal quotidiano Italia Oggi e dall’Università La Sapienza di Roma. Venti pagine fitte fitte di tabelle e cartine che oggi sono in edicola e che laureano provincia italiana con la più alta qualità della vita (su un totale di 110) quella di Mantova, che rispetto al 2015 sale dalla quarta alla prima posizione e scavalca Trento. E Varese? La classifica finale, che tiene conto di moltissimi parametri, ci dice che siamo al trentunesimo posto, nel cosiddetto “gruppo 2” (su 4), gruppo che parte dalla ventottesima posizione (Brescia) e arriva fino alla cinquantaseiesima (Milano). Rispetto allo scorso anno le cose non sono cambiate granché, dato che la nostra provincia nel 2015 era al trentesimo posto e quindi ha perso solo una posizione. Ma spulciando tutte le sottoclassifiche si può arrivare a disegnare un ritratto con le inevitabili luci o ombre. Una provincia, quella di Varese, dove i soldi non mancano e dove affari e lavoro vanno ancora bene. Dove sui fronti della difesa dell’ambiente e della lotta alla criminalità e al disagio sociale si potrebbe fare meglio. Dove il “sistema salute” funziona in modo accettabile. Ma dove servizi finanziari e scolastici e i settori del tempo libero e del turismo sono da bassa classifica e danno alla vita una qualità “scarsa”. Dato significativo soprattutto se si pensa alle tante parole e ai tanti soldi spesi negli ultimi anni per dare una vocazione davvero turistica a una provincia che al nord ha grandi bellezze naturali e al sud un aeroporto che ci collega al mondo.

La ricerca di Italia Oggi e della Sapienza è articolata in nove sezioni. E la provincia di Varese rientra nel “gruppo 1”, quello in cui la qualità della vita è buona, per quanto riguarda “Affari e lavoro” (ventinovesima posizione in classifica, in lievissimo miglioramento rispetto al 2015) e “Tenore di vita” (un ottimo diciassettesimo posto, pur in calo da un anno all’altro di cinque posizioni).

“Gruppo 2”, e quindi qualità della vita accettabile, per quanto riguarda invece “Ambiente” (posizione numero 46), “Criminalità” (di nuovo 46, in miglioramento), “Disagio sociale” (45, e qui c’è invece un peggioramento), “Popolazione” (44) e “Sistema salute” (posizione numero 30, in peggioramento rispetto alla 26 dell’indagine 2015).

Dolenti note per quanto riguarda le due ultime sezioni citate in precedenza: al capitolo “Servizi finanziari e scolastici” si registra per la provincia di Varese una posizione quasi matematicamente da metà classifica: 53esima su 110. Mentre il risultato peggiore in assoluto arriva dalla sezione “Tempo libero e turismo”, visto che siamo tristemente al 64esimo posto, oltretutto con un calo di quattro posizioni rispetto allo scorso anno.

E i nostri vicini? Si è già detto che Milano è 56esima in classifica, subito prima dell’Ogliastra e ai limiti del “Gruppo 2” (ma le grandi aree urbane vanno malissimo: Roma è 88esima e perde 19 posizioni rispetto al 2015). Mentre la provincia del Verbano-Cusio-Ossola è diciassettesima e assolutamente stabile rispetto allo scorso anno (buona qualità della vita, quindi) e quella di Como 44esima, con un crollo di 19 posizioni da un anno all’altro.

Le pensioni sono alte e lo shopping resiste

Dentro la grande ricerca sulla qualità della vita in Italia, realizzata ogni anno dal quotidiano Italia Oggi e dall’Università La Sapienza di Roma, la sezione in cui la provincia di Varese ottiene il risultato migliore è quella dedicata al “Tenore di vita”. Pur perdendo cinque posizioni rispetto al 2015, il Varesotto si piazza infatti 17esimo. I soldi, insomma, ci sono e girano. E per averne conferma basta esaminare due sottoclassifiche, quella della spesa media mensile pro capite per consumi, che vede Varese al 12 posto, e quella relativa all’importo medio mensile delle pensioni, dove la nostra provincia entra addirittura nella “Top Ten” con un nono posto che pur peggiora il settimo ottenuto nella precedente edizione della ricerca.

Se a questo si aggiunge una sostanziale stabilità dei prezzi al consumo e una buona posizione in classifica per quanto riguarda il prezzo al metro quadrato di un appartamento nuovo in zona semicentrale (posizione numero 34, con poco meno di 1.300 euro di prezzo al metro quadrato), il tenore di vita della provincia classificato come “buono” trova altre ragioni.

Librerie quasi in estinzione

Per quanto riguarda le palestre in provincia di Varese non possiamo proprio lamentarci. Ma se si passa dalla cura del corpo a quella delle mente – leggi librerie – sono dolori. E studiando le sottoclassifiche di Italia Oggi e dell’università La Sapienza di Roma sulla qualità della vita nelle 110 province italiane, viene da chiedersi come si possa pensare a un Varesotto che trova il suo rilancio nel turismo quando alla voce “Alberghi per 100 mila abitanti” siamo al 98esimo posto.

La sezione della ricerca intitolata “Tempo libero e turismo” è quella dove la provincia di Varese è messa peggio: 64esima posizione (in calo di quattro rispetto all’anno scorso) dentro una classifica che vede ai primi tre posti, come già nel 2015, Siena, Rimini e Aosta.

Ma il cattivo risultato non è dovuto, come detto, alla carenza di palestre: per quanto riguarda gli impianti per 100.000 abitanti, Varese è infatti appena fuori dalla “Top Ten”, e cioè al dodicesimo posto.

Chi al bilanciere preferisce un buon libro ha invece motivo di deprimersi leggendo Italia Oggi: se si guarda alle librerie per 100 mila abitanti, Varese è al 97esimo posto della classifica, e per di più in calo di due posizioni rispetto al 2015. Lontanissima dalle prime tre, che sono Massa-Carrara, Savona e Firenze, province dove si trova una libreria ogni 10.000 abitanti.

Capitolo alberghi: anche in questo caso si parla di strutture ogni 100 mila abitanti, e la provincia di Varese è al 98esimo posto, di nuovo in calo di due posizioni rispetto al 2015. Anche se con gli agriturismi va addirittura peggio e siamo al 104esimo posto: non è proprio la vocazione della provincia, se si pensa che dopo Varese ci sono solo Barletta-Andria-Trani, Roma, Taranto, Napoli, Milano e Monza-Brianza.

Da media classifica, invece la situazione di ristoranti, bar e caffetterie, e associazioni ricreative, artistiche e culturali: si passa dalla 69esima posizione alla 66esima e alla 64esima, più o meno le stesse dello scorso anno.

Altro settore della ricerca poco lusinghiero per la provincia di Varese e quello intitolato “Servizi finanziari e scolastici”, dove spuntiamo un 53 esimo posto, ma con un miglioramento rispetto al 2015 pari a sei posizioni. Per quanto riguarda i bancomat e gli sportelli bancari ogni 100 mila abitanti, Varese si piazza al 66esimo posto. E sono tre gli indicatori relativi alle scuole, e più precisamente a quelle superiori: numero medio di classi per 100 studenti, numero di istituti per 100 mila abitanti e numero di studenti della scuola media superiore ogni 1.000 abitanti. Per quanto riguarda le classi c’è affollamento (posizione 107), mentre il numero delle scuole non è male (42) così come quello degli studenti (posizione 44 con 44 ragazzi in classe ogni 1.000 abitanti).