La Provincia chiama Maroni «Compri le nostre quote di Sea»

La Provincia Varese - 01/09/2017

Villa Recalcati “chiama” Palazzo Lombardia: «Maroni vuole entrare in Sea? La Regione compri le quote della Provincia. Le vendiamo per coprire il “buco” di bilancio che abbiamo ereditato ed evitare il default dell’ente». È il messaggio che lancia il capogruppo di maggioranza a Villa Recalcati Paolo Bertocchi, nel precisare il ruolo dell’ente provinciale nel “caso” della dismissione della partecipazione degli enti locali nella società che gestisce l’aeroporto di Malpensa, esploso nelle scorse settimane in seguito alla scelta del sindaco di Busto Arsizio Emanuele Antonelli di vendere le quote del suo Comune. «Un’operazione, quella di Busto – chiarisce Bertocchi – erroneamente paragonata a quella della Provincia di Varese, che per evitare il fallimento anche a causa del “buco” ereditato in bilancio, è costretta a cedere le sue quote di Sea». Bertocchi spiega com’è nata la decisione dell’ente di Villa Recalcati: «La nostra decisione è pubblica dal febbraio 2016. Fosse stato per l’amministrazione Vincenzi non avremmo mai venduto le quote. Però non si è trattata di una scelta: per evitare infatti il default, insieme alla Corte dei Conti ed al Ministero dell’Interno, abbiamo costruito un piano di rientro decennale per ripianare il disavanzo di bilancio. Piano che comprende anche questa cessione. È facile fare finanza creativa sulla stampa con il portafoglio e le responsabilità amministrative degli altri. Senza questo piano la Provincia sarebbe fallita e oggi ci sarebbe un commissario che avrebbe liquidato l’ente con pesantissime conseguenze, altro che tutela del territorio». Insomma, una cessione d’emergenza, obbligata dalla necessità di reperire risorse per mantenere in ordine i conti dell’ente, una vicenda su cui peraltro le polemiche ormai da tempo si sprecano, soprattutto sull’asse tra Pd, “azionista di maggioranza” del governo di Gunnar Vincenzi, e Lega Nord, che esprimeva il precedente presidente Dario Galli. Ora però è proprio ad un illustre amministratore leghista, il governatore di Regione Lombardia Roberto Maroni, che la Provincia a trazione Pd si rivolge per chiudere il “caso” delle azioni Sea: «Maroni ha più volte espresso la volontà della Regione di entrare nella società per difendere e valorizzare il territorio – ricorda Bertocchi, riferendosi alle trattative intavolate tre anni fa da Maroni con l’allora sindaco di Milano Giuliano Pisapia – credo che questa, per Regione, sia un’occasione da non lasciarsi sfuggire». Villa Recalcati metterà sul mercato lo 0,64% di Sea: «Se la Regione, accordandosi con Milano, volesse acquistare le quote, noi siamo pronti – annuncia il capogruppo di maggioranza in Provincia – Il costo delle azioni, circa 8/9 milioni di euro, non dovrebbe essere un problema per il bilancio di Regione: è l’ente pubblico più importante che può lavorare a fianco e a supporto dei Comuni anche per mantenere una rappresentanza del territorio nel Cda».

 

Gallarate se le tiene «Meglio di una rotonda»

 

«Non vendiamo le quote di una società strategica per il nostro territorio come Sea per realizzare una rotonda. È una questione di cultura politica e amministrativa del centrodestra». Sul caso delle partecipazioni degli enti locali all’interno della società che gestisce l’aeroporto di Malpensa, interviene Moreno Carù, vicesindaco di Gallarate e assessore al bilancio, che a nome di Forza Italia ribadisce la «non volontà di cedere» le azioni Sea da parte dell’amministrazione comunale dei Due Galli. «Linea condivisa» «Una linea condivisa all’interno del partito, in particolar modo con il responsabile provinciale per gli enti locali Marcello Pedroni – sottolinea Carù – il concetto è lo stesso già espresso dal sindaco Andrea Cassani, noi non abbiamo la minima intenzione di vendere le azioni di Sea. Al di là dell’aspetto meramente economico, se consideriamo che il Comune di Gallarate come patrimonio netto ha iscritto un valore di 150 mila euro, che viene ripagato in 5-6 anni di utili, è un discorso che va oltre, un tema culturale e di indirizzo». Carù chiarisce la linea di Forza Italia: «Per noi le partecipazioni comunali non si vendono, al di là delle dismissioni obbligatorie per legge. Non si può vendere un patrimonio che appartiene ai cittadini senza lasciare nulla alle generazioni future per poter avere voce in capitolo nelle scelte del territorio. Se gli enti locali, in particolare i Comuni, smettessero di avere espressione di indirizzo in queste grandi partecipate, diventerebbero solo enti che asfaltano le strade. È un dovere culturale essere presenti e avere rappresentanza e controllo nelle scelte strategiche del territorio». Voglia di contare La vicenda Sea, da questo punto di vista, è emblematica: «È una delle più grandi realtà industriali, il cui azionista principale oltretutto è un Comune, quello di Milano – fa notare il vicesindaco forzista – non si può arrivare a dire che “tanto non contiamo nulla” nelle assemblee degli azionisti, perché è l’unione di tutte le forze di rappresentanza degli enti locali che può influenzare le scelte. Ci auguriamo che anche la Provincia non si faccia condizionare da scelte politiche superiori, non legate al nostro territorio. Sea non può essere lasciata nelle mani di realtà che nulla hanno a che fare con il nostro territorio o, ancora peggio, dei privati». Neppure la scarsità di risorse a disposizione dei Comuni può essere una giustificazione: «Mi occupo di finanza e posso capire che qualche centinaio di migliaia di euro di incassi possono far comodo, ma solo all’amministratore di turno – sottolinea Carù – la cosa pubblica si amministra anche con una visone di lungo periodo di governo del territorio. Per quanto i numeri degli introiti possano essere importanti, sono effimeri. Guenzani docet, con la vendita di Commerciale Gas. Perché poi non hai più risorse da restituire ai cittadini in termini di servizio. Una volta che con i soldi di Sea ho fatto una nuova rotonda cosa si lascia alla mia città in prospettiva?». Impoverendo la rappresentanza della città nel poter determinare le scelte future.