La Passione di Cristo sulla terrazza del Mosè

opo il grande successo del primo spettacolo del festival di teatro “Tra sacro e Sacro Monte”, adesso l’attesa verte tutta intorno al “Christus patiens”, in programma domani, alle ore 21, sempre sulla Terrazza del Mosé (in caso di maltempo all’interno del Santuario).

Si tratta di un’opera risalente al quarto secolo, attribuita a San Gregorio di Nazianzo e tradotta, apposta per questo festival, dal grecista Giorgio Ieranò.

«Il Christus patiens è fondamentale per la storia della produzione tragica greca e molto importante anche per la letteratura cristiana – anticipa il regista dello spettacolo e direttore artistico della rassegna Andrea Chiodi -. E’ stato lo stesso Giorgio Ieranò, che sarà presente al Mosè, a farmi conoscere questa tragedia greca che, in realtà, è una passione di Cristo. E’ un testo mai messo in scena e mai tradotto per il teatro, fino a questo momento. Ho voluto partire da qui, dal teatro classico, per scoprire la tradizione del tema della passione come punto cardine della storia dell’umanità. Non è un testo difficile, ma un testo diverso e nuovissimo, in linea con la qualità degli spettacoli proposti in dieci anni di “Tra sacro e Sacro Monte”. E’ un’opera molto antica, della quale noi abbiamo però dato la lettura più contemporanea possibile».

L’autore del Christus patiens riecheggia e riplasma, in chiave cristiana, espressioni e concetti della tragedia greca. Cristo, vittima innocente di un potere malvagio e di un vile tradimento, ricorda Filottete, Ippolito, Prometeo, puniti nella tragedia greca per la loro lealtà, la loro castità o il loro eccessivo amore per l’uomo. Prometeo, per esempio, nel “Prometeo incatenato” di Eschilo viene rappresentato come inchiodato alla rupe come Cristo alla croce e come figura divisa tra umanità e divinità, fra terra e cielo.

«E’ un testo dal valore letterario altissimo – aggiunge Chiodi -, anche perché vi sono riportati brani autentici della tragedia greca che, altrimenti, sarebbero andati perduti, come il finale delle “Baccanti” di Euripide. E’ suddiviso in quattro parti, ma noi abbiamo scelto di portare in scena solo le prime due, ovvero la Passione e la Morte, tralasciando la Sepoltura e la Risurrezione e facendo un’operazione che ricalca in pieno l’uso liturgico di questi brani nell’antichità».

Sarà un vero e proprio regalo per il pubblico varesino, ormai educato alla raffinatezza dei testi proposti da Andrea Chiodi e allo spessore scenico degli attori.

Per la prima nazionale del Christus patiens il cast, d’eccezione, sarà composto da Mariangela Granelli, Tindaro Granata, Angelo Di Genio, Stefania Pepe e Valentina Maselli.

Le scene sono di Matteo Patrucco, i costumi di Ilaria Ariemme e le luci di Marco Grisa.

«Accanto ad attori del palcoscenico nazionale – conclude Andrea Chiodi -, ho voluto coinvolgere anche artisti espressione del territorio, come Dario Villa del Progetto teatro periferico e Sarah Collu dell’associazione Red Carpet. Parteciperà inoltre la soprano Francesca Lombardi Mazzulli e Marta Ciappina curerà i movimenti di scena».