La pandemia frena il traffico Ma lo smog non “rallenta”

La Prealpina - 13/01/2021

Come mettere in dubbio un consolidato luogo comune in base al quale, al crescere del traffico, corrisponde incremento esponenziale di smog e polveri sottili.

L’anno scorso in Lombardia, nonostante il lockdown e picchi di riduzione del traffico fino al 90 per cento, il Pm 10 non è affatto sceso.

Al contrario. Pur in quadro di miglioramento della situazione complessiva della qualità dell’aria in Lombardia (anche nel 2020 è stato rispettato il valore del limite medio annuo di 40 microgrammi per metro cubo di Pm 10), i dati dell’Agenzia regionale per l’ambiente (Arpa), presentati ieri, raccontano che nel 2020 non ce n’è stato uno, tra i Comuni capoluogo di provincia lombardi, che non abbia registrato una crescita dei giorni di superamento della soglia massima dei 50 microgrammi per metro cubo rispetto all’anno precedente.

Prendete Varese città: nel 2019 le giornate con Pm10 fuorilegge erano state 17; nel 2020 sono salite a 25.

Numeri sotto controllo

Si tratta di numeri sotto controllo se paragonati a quelli di Milano (la metropoli lombarda detiene con il record negativo di novanta giorni da bollino nero) e comunque sempre al di sotto del limite dei 35 giorni di smog annuali consentiti. Inoltre, se si prende in esame quanto succedeva 15 anni fa, si scopre che la situazione a Varese è decisamente migliorata: nel 2005 si erano contati ben 75 giorni di polveri sottili fuori controllo.

Non solo traffico

Che cosa è successo? Legittimo chiedersi per quale motivo una riduzione così consistente del traffico veicolare associato alla chiusura di parte delle attività produttive e industriali durante il periodo del lockdown non abbia comportato una decisa riduzione del Pm 10. Come hanno provato a spiegare ieri dall’Arpa, l’andamento delle polveri sottili, in Lombardia così come nel bacino padano, è influenzato in modo significativo dalla presenza della componente di particolato secondaria (e cioè dalla presenza nell’atmosfera degli ossidi di azoto, risultato sì del traffico delle auto e, soprattutto, dell’ammoniaca che deriva dalle attività zootecniche e dell’agricoltura) e, in parte, dall’aumento della combustione della legna negli apparecchi domestici.

Secondo Arpa Lombardia, nel 2020 più che lo stop delle auto, è stata l’assenza di piogge a far crescere il Pm 10.

Scarsità di piogge

La scarsità di precipitazioni, registrata in particolare nei mesi di gennaio, febbraio e novembre, ha creato una situazione meteo-climatica sfavorevole alla dispersione degli inquinanti. Il biossido di azoto e l’ozono In realtà, gli effetti connessi alla riduzione delle emissioni da traffico veicolare sono stati più marcati sul biossido di azoto che non sul Pm 10.

La media annua a Varese non è andata oltre i 26 microgrammi per metro cubo, mentre il record in negativo anche in questo caso è stato appannaggio di Milano con 48 microgrammi per metro cubo.

Quanto all’ozono, ha fatto registrare un numero inferiore di sforamenti delle soglie d’informazione e di allarme rispetto agli anni precedenti, pur con un quadro di diffuso superamento degli obiettivi previsti dalla normativa per la protezione della salute e della vegetazione. L’anno appena concluso si sono avuti 116 giorni fuorilegge nella provincia di Lecco, 92 in provincia di Como, 86 in provincia di Lodi e 85 nella città metropolitana di Milano e in provincia di Varese.