«La nostra ricercafamosa all’estero»Balzo del fatturato

“Salvato” per il rotto della cuffia dal rischio crac, ora il Nerviano Medical Sciences, il centro di ricerca sui farmaci contro il cancro tuttora di proprietà al 100%di Regione Lombardia (ma ormai da diversi mesi sul mercato…), si gode un momento di inatteso rilancio.

Che si viaggi con il vento in poppa lo fanno capire più di un indizio. Indizi come le parole entusiastiche spese nei giorni scorsi dal presidente regionaleRoberto Maroni per sottolineare l’efficacia della sperimentazione di un nuovo farmaco antitumorale, l’Entrectinib, una molecola messa a punto nei laboratori del polo nervianese, su una paziente in cura da alcuni anni all’ospedale di Niguarda, che sta bloccando da mesi e, in parte, facendo regredire le cellule tumorali al polmone. Ma soprattutto indizi come i dati relativi al fatturato del primo semestre 2016 che «descrivono un crescita robusta», per dirla con Andrea Agazzi, da un anno presidente del Consiglio di amministrazione del gruppo Nms (da cui dipendono la società capogruppo e altre nove imprese minori).

Una crescita «attorno al 40% (rispetto all’anno precedente, ndr), ottenuta lavorando quasi esclusivamente per le multinazionali farmaceutiche internazionali, complici gli ottimi risultati ottenuti dai lavoratori di Nerviano nell’ambito della ricerca preclinica e soprattutto della produzione». Un trend destinato a consolidarsi. Non è un segreto per nessuno che sembra essere giunta al capolinea l’era della delocalizzazione (fuori dall’Europa) della produzione del farmaco perché in molti si sono accorti che sì, il risparmio conta, ma contano di più la qualità e la cura a maggior ragione per combattere i tumori.

«Ciò che regala a Nerviano un ruolo assai qualificato a livello internazionale è un aspetto ormai incontrovertibile: e, cioè, che riusciamo ad essere non solo produttori, ma anche sviluppatori di farmaci. E assicuro che c’è parecchio apprezzamento per il lavoro dei nostri scienziati.

Tra l’altro, quest’anno un po’ di molecole hanno superato importanti fasi di verifiche e di controllo, per cui possiamo guardare al futuro con ottimismo», continua Agazzi.

Indubbiamente un buon viatico, perché, se le previsioni saranno rispettate, tra un paio d’anni alcune di quelle molecole scoperte a Nerviano dovrebbero fruttare cifre da capogiro. Facendo contente le banche creditrici (Nms è ancora indebitato per oltre 190 milioni di euro con Unicredit) – a quanto pare soddisfatte dal percorso di consolidamento avviato un anno fa dal nuovo Cda -, e rendendo se possibile ancora più appetibile il centro ricerche in chiave vendita. A questo proposito, il manager bocconiano specializzato in soluzioni finanziarie per la sanità può permettersi il lusso di dire che «sì, vogliamo vendere, ma un conto è mettere sul mercato un valore, un conto mettere sul mercato un peso». Come a dire che Nerviano non è (più) con l’acqua alla gola e sembra aver imboccato la strada per uscire dal tunnel della crisi aziendale «grazie ad una pianificazione che punta a creare con continuità tante molecole in grado di ottenere riscontri importanti nella lotta al cancro». «Va bene il modello di automobile che ha successo», chiosa Agazzi usando una metafora, «ma preferisco realizzare una linea di prodotto vincente e che duri nel tempo».