«La nostra produzione a rischio»

La Prealpina - 30/08/2017

Credito, formazione, regole chiare e giustizia veloce: sono questi i temi più roventi dell’autunno per Confartigianato Imprese Varese che, per bocca del suo presidente Davide Galli, guarda alla ripresa dell’attività dopo la pausa estiva fra prospettive e criticità. Il futuro, dicono da viale Milano, non è solo industria 4.0: bisogna coccolare le imprese storiche e le nicchie produttive che caratterizzano il territorio. «Anche perché, se le cose non cambieranno rapidamente, dovremo dire addio a pezzi non irrilevanti della nostra storia», denuncia Galli. Di recente sono stati gli antichi mestieri, spesso sottovalutati o trascurati, a mostrarsi più abili a salvarsi dalla crisi.

«Vedo ragazzi che si riappropriano della terra e di borghi abbandonati seppure con uno spirito e con modalità diverse rispetto a chi li ha preceduti, utilizzando i social, innovando e sfruttando capacità e fantasia. Una combinazione fra passato e presente grazie alla quale riescono ad avere successo», analizza il numero uno degli Artigiani, rieletto anche per il secondo mandato.

«Alla bulimia da innovazione rispondo che sì, è importante, ma non è necessario innovare per forza un prodotto: è possibile tornare alla tradizione, o attenersi a storia e conoscenze antiche, utilizzando strumenti e tecniche nuovi per veicolarle nel mondo».

Innovazione di prodotto, dunque, ma anche di processo, tipico ad esempio delle produzioni di scarpe o cravatte, ma anche di occhiali, «con Nau! che ha dimostrato come sia possibile crescere, e differenziarsi, in un mercato apparentemente saturo e, il più delle volte, molto costoso». E ancora: «Ricordo sempre una persona che produceva tavoli particolari, realizzati in cemento eppure leggerissimi. Tavoli la cui particolarità stava nelle capacità e nella manualità di quell’uomo. Ecco, quando penso alla tradizione, penso a mestieri che rischiano di andarsene con chi li pratica, spesso perché a questi mestieri non viene riconosciuto il valore, anche economico, che meriterebbero, disaffezionando i giovani». Soluzioni? Contromosse?
«Difficile trovare quella perfetta. Personalmente – prosegue Galli – penso che ci vorrebbero sviluppatori, o incubatori, di professioni, ovvero strutture in grado di incanalare il business delle aziende e dei mestieri di nicchia affiancandolo a un adeguato supporto dal punto di vista normativo, commerciale, del marketing, dell’internazionalizzazione, della formazione e del credito». Una sorta di Amazon – o Aruba – delle professioni, «che le raccolga e le diffonda, che ne studi il mercato e ne sviluppi i punti di forza».

Insomma, nel futuro c’è spazio tanto per la tradizione (riveduta e corretta) quanto per la piccola o piccolissima impresa. Ma c’è bisogno di approntare subito un sistema in grado di sostenerne gli sforzi. «Al contrario oggi il credito bancario per queste realtà è sempre più difficile e alla lunga credo che la situazione possa peggiorare».

Senza contare che l’incertezza delle regole penalizza tutti, ma rende ai piccoli la vita più dura che ad altri: «Quello delle regole, chiare, certe, semplici, è un impegno che ci siamo presi in occasione del congresso, al quale non intendo derogare e attorno al quale ho raccolto grande consenso e responsabilità da parte degli associati». La regola suprema? «La legalità. Voglio una giustizia giusta, rapida e chiara, la giustizia che serve alle imprese e che alle imprese risolverebbe una marea di problemi, al pari di una burocrazia snella e di una tassazione giusta. Giustizia veloce e certa significa garanzia per le imprese e garanzia nei rapporti commerciali, cosa alla quale tengono moltissimo anche gli investitori». Non agire su questa leva, oltre che sulla leva del credito, «significa perdere enormi opportunità».