La Lombardia piace a chi arriva da fuori

La Prealpina - 01/09/2016

Lombardia terra di industria. Ma non tutti gli imprenditori che operano in regione sono nati qui. Anzi. Un terzo degli imprenditori sono nati altrove in Italia o arrivano da altre regioni o dall’estero (430 mila su 1,4 milioni). E’ il dato più alto in Italia, dove il 24% degli imprenditori arriva da fuori regione di origine: 1,8 milioni. Va detto che la tendenza, negli ultimi cinque anni, è stabile. La prima area per attrattività imprenditoriale è ovviamente Milano: quasi la metà arriva da fuori Lombardia (45%, -3% in cinque anni, 243 mila su 543 mila).

Seconda in Italia è Aosta (41%, -11%, 8 mila su 18 mila). Terza Novara (39%, -10%, 16 mila su 42 mila). Seguono ai primi posti: Imperia, Trieste, Roma, Savona, Prato, La Spezia, Genova, Pordenone, Alessandria, Bologna, Firenze, Rimini, Massa Carrara e Torino, tutte con una presenza di imprenditori da fuori regione di oltre il 30%.

Nella capitale sono oltre un terzo i nati fuori dal Lazio, 186 mila su 491 mila, +7% in cinque anni. I numeri emergono da un’elaborazione della Camera di commercio di Milano sui dati del registro delle imprese al primo trimestre 2016 e 2011 sulle persone che hanno cariche nelle imprese, sia come titolare ma anche come soci e amministratori (considerando le sole persone attive).

Dopo Milano, che è prima con oltre 243mila imprenditori nati fuori regione, vengono Brescia con 31.847, e Varese con 28.961. Dietro Monza e Brianza con 27.409 e Bergamo con 23.633.

In totale sono circa 1,4 milioni le persone che ricoprono cariche di impresa in regione nel 2016: di queste 942 mila, il 68,7% del totale, sono lombardi e 430 mila, pari al 31,3%, sono nati fuori regione. Tra questi ci sono 33 mila siciliani, 31 mila pugliesi e 27 mila piemontesi.

Le restanti cariche sono occupate prevalentemente da pugliesi (20.436), siciliani (18.306), piemontesi (17.408) e campani (17.289). Lombardia terra di investimenti, dunque, sia italiani che esteri. Un dato positivo, come aveva sottolineato qualche giorno fa anche il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia. Il Paese ha bisogno di capitali freschi, questo è quello che conta. E, anche a Roma, se ne comprende l’importanza, anche in chiave di uscita dalla crisi. «Una leva fondamentale ed essenziale per la crescita del Paese sono gli investimenti, pubblici e privati. E questo sarà un altro punto sul quale ci batteremo nella nota di aggiornamento del Def e nella prossima legge di Bilancio. Dopo dieci anni di austerità e di spesa pubblica incontrollata, che va una volta per tutte riqualificata e tagliata la componente improduttiva, bisogna dunque insistere da un lato su interventi pubblici mirati e qualificati, soprattutto nel campo delle infrastrutture, e allo stesso tempo dobbiamo sostenere le imprese attraverso incentivi e un abbattimento della pressione fiscale che ne possano favorire gli investimenti. Forse ora come non mai la flessibilità richiesta in ambito europeo è più che giustificata e necessaria» dichiara il capogruppo di Area popolare in commissione Bilancio alla Camera, Paolo Tancredi.

«La vitalità delle imprese è il metro per capire lo stato di salute di un Paese. Si tratta di un tassello fondamentale del mosaico che la coalizione di maggioranza sta realizzando in vista della legge di Bilancio.