La linea Arcisate-Stabio promossa al primo anno

La Prealpina - 08/01/2019

L’Arcisate-Stabio ha compiuto, ieri, un anno di vita. E i passeggeri sono già più di quelli stimati. Ma sono lontani dalla cifra da raggiungere “a regime”.

Gli ultimi dati delle Ferrovie federali svizzere, indicano infatti in 4.250 i passeggeri medi di un giorno lavorativo. Vuol dire che molti di essi hanno “liberato” le strade congestionate dalle auto a cavallo della linea di confine, scegliendo i binari il trasporto verso le sedi di lavoro o di studio. L’ipotesi a un anno dall’avvio della tratta ferroviaria era di 3.000-4.000 passeggeri e quindi, almeno secondo l’azienda dei trasporti elvetica, il treno sta viaggiando nella giusta direzione e gli utenti, nonostante qualche difficoltà con parcheggi, servizi e puntualità dei convogli, apprezzano il servizio. Inoltre è significativa l’evoluzione registrata durante l’anno, poiché da febbraio a inizio novembre, l’ultimo mese coi dati disponibili, l’utilizzazione è cresciuta del 40%.

Di questi 4.250 passeggeri, attorno alle 2.500 unità transitano quotidianamente attraverso il valico di Stabio e il loro aumento dal mese di febbraio è stato del 50%. Questo vuol dire che sempre più frontalieri salgono sui vagoni.

L’effetto sulle strade ancora non si percepisce del tutto poiché, tutte le mattine, fra Gaggiolo e Clivio si viaggia ancora in colonna. Tuttavia, almeno, c’è un’alternativa.

Chiaramente andrebbero sistemate alcune questioni. In primis i parcheggi: a Cantello, per esempio, il posteggio adiacente alla stazione è completamente libero e molti lo usano come luogo di ritrovo per fare car-pooling coi colleghi e non per salire sul treno. Oppure ci sono problemi da sistemare con gli ascensori rotti, sia a Gaggiolo che a Induno Olona e ogni tanto non proprio tutti i treni sono puntuali.

Alcune misure adottate a settembre hanno consentito di migliorare la puntualità dei convogli in arrivo a Chiasso del 20-30% e conseguentemente sono state garantite con maggiore frequenza le coincidenze a Mendrisio tra le linee Como-Mendrisio-Varese-Malpensa (S40) e Bellinzona-Varese (S50). I 4.250 passeggeri attuali rappresentano circa la metà della stima di utilizzo pensata nello studio preliminare, che indicava “prudenzialmente” in 7.200 gli utenti giornalieri della tratta. Già vent’anni fa si ipotizzavano «le difficoltà per certe categorie di frontalieri a utilizzare il trasporto ferroviario, come per i lavoratori del settore edile» anche a causa «della poca propensione all’utilizzo del trasporto pubblico poiché l’offerta (nel 1999, Ndr) è molto scadente e in certi casi nulla». Adesso l’offerta c’è. E si chiama treno.

I treni hanno successo ma il bus è stato un flop

Il primo esperimento di trasporto pubblico integrato fra bus e treno è stato un buco nell’acqua. E così, dopo la sperimentazione, il servizio del pullman che da Cantello, Viggiù, Saltrio e Clivio doveva raccogliere i passeggeri per convogliarli nella stazione di Gaggiolo, è stato chiuso. In stazione il cartello con gli orari è ancora appeso, ma le corriere non transitano più. Il motivo? Come dicono dalle Autolinee varesine, “ogni giorno venivano trasportate pochissime persone”. Eppure la pubblicità era stata discreta: presentazione, segnaletica informativa capillare, pubblicità sui giornali, su internet e sui social network e un servizio che permetteva in 10-15 minuti di prendere comodamente la coincidenza del treno, senza rischiare di non trovare parcheggio. E, invece, è andata male. Di conseguenza, visti i numeri risibili che, sostanzialmente, facevano viaggiare vuoto il pullmino da trenta persone, si è deciso di spegnere il motore. Forse avviare una sperimentazione che ha compreso i mesi di luglio e agosto non è stato il massimo, forse, in Italia, si è ancora lontani dalla cultura dell’utilizzo del mezzo pubblico. Sta di fatto che il bus sperimentale è tornato alla rimessa. E difficilmente verrà riproposto.