«La Lia è un mostro burocratico»

La Prealpina - 30/01/2017

Doveva essere la legge che bloccava i padroncini italiani. E cioè gli idraulici, piastrellisti, elettricisti varesini e comaschi che, di stanza in Italia, valicavano ogni giorno il confine per lavorare oltre frontiera. La Lia, Legge sulle imprese artigiane aveva lo scopo di tutelare le imprese ticinesi contro la concorrenza straniera a minor costo e, talvolta, più qualificata. Eppure ora, a pochi mesi dalla sua attuazione, pare che pure gli artigiani ticinesi non sopportino più gli adempimenti richiesti dalla norma, tanto che l’associazione Rete Ticino (www.reteticino.ch) ha lanciato una petizione per sospendere e successivamente abrogare la Lia.

«Questa legge – si legge nelle motivazioni rivolte ai potenziali sottoscrittori – è promossa per riscuotere consenso come legge anti padroncini, considerati dai più come i colpevoli di ogni male. In effetti non lo è assolutamente, perché fermare i padroncini stranieri non è possibile, infatti nella legge non se ne fa menzione. Inoltre il diritto superiore non permette di differenziare i padroncini esteri da quelli svizzeri, di conseguenza se la Lia potesse fermarli e/o ostacolarli li fermerebbe e ostacolerebbe entrambi». Secondo Rete Ticino «la Lia è solo un ulteriore costo che verrà sopportato dalle aziende e dai committenti ticinesi che hanno il merito di rivolgersi alle ditte ticinesi».

Una prima mazzata alla legge avvenne nell’autunno scorso quando, sotto un mare di proteste, le autorità dovettero abbassare la tassa di iscrizione all’albo, portandola da 2.000 a 600 franchi svizzeri, passando, al cambio attuale, da 1.850 euro a 550 euro circa.

Al contrario la normativa poneva come obiettivi di favorire la qualità dei lavori delle imprese artigianali, migliorare la sicurezza dei lavoratori, prevenire gli abusi nell’esercizio della concorrenza e istituire un albo che possa mettere maggior ordine nel settore, la cui iscrizione era subordinata all’esistenza di determinati requisiti professionali e personali che il titolare o membro dirigente effettivo dovrà comprovare.

Secondo Rete Ticino, gli indigeni la pensano diversamente: «Non riesco a trovare – dice Andrea Genola, il primo firmatario della sottoscrizione – dei sostenitori della Lia tra i miei colleghi, clienti, parenti, amici, conoscenti. Anzi, ho anche costatato una crescente preoccupazione tra chi non è assoggettato alla Lia di esserlo un domani. La Lia è soltanto un mostro burocratico».