La laurea che dà lavoro? Economia

La Prealpina - 07/07/2016

Quali sono le lauree più richieste dalle imprese di Milano e della città metropolitana? Economia (nel 35% dei casi in cui le imprese richiedono un laureato); ingegneria elettronica e dell’informazione (14%); ingegneria industriale (8%) ed altri indirizzi di ingegneria, (6%); e lauree sanitarie e paramediche (6%, 850). Complessivamente, almeno così a leggere un’elaborazione della Camera di Commercio di Milano sudati Excelsior (sistema informativo permanente sull’occupazione e la formazione realizzato dalle Camere di Commercio, con il coordinamento di Unioncamere nazionale e il sostegno del Ministero del Lavoro e dell’Unione Europea) e relativi alle previsioni di assunzioni delle imprese e Milano e provincia nel 2015, oltre un quarto (28%) delle assunzioni previste dalle imprese riguardano laureati. Nello specifico: oltre 15mila su 54mila. Tuttavia, in un caso su sette non è facile trovare la figura richiesta. Tra i più difficili da reperire sono i laureati in statistica (difficili due assunzioni su tre); seguiti dagli ingegneri elettronici e dell’informazione (33,5%);e dai laureati in medicina e odontoiatria (28%). La richiesta sul territorio per specializzazione di laurea? Alta la richiesta a Milano e in provincia di dipendenti laureati in chimica-farmaceutica ed economia (in questo caso, il totale dei laureati pesa sul totale degli occupati nei due settori rispettivamente l’84% e il 60%).

Molto gettonati anche i laureati in ingegneria, insegnamento e formazione e indirizzi sanitari (con un peso di circa un terzo in questi settori). Per dare una risposta alla trasformazione del nostro sistema imprenditoriale e industriale, c’è necessità di formare dei giovani con dei sistemi di lauree professionalizzanti. È di quest’avviso la Conferenza dei Rettori delle Università Italiane.

Secondo la Crui, l’offerta di lauree professionalizzanti rappresenta la più grande sfida, perchè l’Italia tra i Paesi Ocse ha la minore percentuale di giovani che hanno un titolo terziario. L’idea è che siano basate su un terzo di formazione più tradizionale, un terzo di formazione che deriva dal mondo del lavoro e delle professioni, e un terzo di formazione “on the job”, nelle imprese, con laboratori di tipo pratico.