La grande opera torna a Varese

La grande tradizione lirica torna a Varese dopo 70 anni. E lo fa con una produzione tutta varesina, che renderà la città protagonista, attraverso la realizzazione di un’opera corale per far rivivere nella Città-Giardino un antico amore mai sopito: il Don Giovanni di Mozart andrà in scena domenica 10 marzo alle 17 al Teatro Openjobmetis di piazza della Repubblica. Il legame tra Varese e l’opera lirica ha origini antiche, «partendo da Verdi e Puccini che nel XIX secolo scelsero proprio il Teatro Sociale per le “prove generali” delle loro opere prima di portarle alla Scala di Milano, fino al tenore Francesco Tamagno.

Inoltre, sono molti i melomani e i semplici appassionati», spiega la regista Serena Nardi, direttore artistico, insieme con Sarah Collu e Vittorio Bizzi, di Red Carpet Teatro. La realizzazione dell’opera è firmata da Giorni Dispari Teatro e da Teatro Openjobmetis, con il patrocinio del Comune di Varese e il sostegno della Bcc di Busto Garolfo e Buguggiate. Ieri la presentazione a Palazzo Estense con gli artisti, gli organizzatori, lo sponsor e il sindaco Davide Galimberti. Saranno quasi 200 le persone coinvolte nella produzione, tra loro professionisti di alto livello, gran parte dei quali del territorio. Oltre alla regista e al direttore Riccardo Bianchi, saranno in scena il soprano Mariachiara Cavinato (donna Anna), il soprano Margherita Vacante (Zerlina), il basso Oliviero Pari (Il commendatore) e il baritono Daniele Piscopo (Masetto), che è anche assistente alla regia. La scenografia è affidata a Maria Paola Di Francesco, che si sta affermando in ambito teatrale e operistico. Caratteristica dell’allestimento è il coinvolgimento di tutta la città: il coro del liceo musicale Manzoni, composto interamente dagli alunni e sotto la direzione del maestro Riccardo Bianchi, accompagnerà l’esecuzione dell’opera; qualche ragazzo è stato inoltre selezionato per suonare nell’orchestra Osm Città di Varese, impreziosita dalla presenza di alcuni filarmonici della Scala di Milano e della Verdi di Milano. «L’allestimento di Don Giovanni è un’opportunità unica: oggigiorno nessuno produce opere che, pur mantenendo la qualità, siano esportabili in teatri diversi dalla Scala e dagli altri templi dell’opera italiana», commenta Filippo De Sanctis, direttore organizzativo del Teatro di Varese.