La formaggella piace anche agli arabi

L’export varesino riguarda i prodotti, ma anche e soprattutto le risorse umane. L’ultima tendenza del settore agricolo del Varesotto premia lo sviluppo del cosiddetto comparto delle manutenzioni che, sapientemente, ha rivolto uno sguardo verso l’estero e, soprattutto, verso nazioni danarose e dove il Made in Italy è uno status symbol. A rivelarlo è Giacomo Brusa, presidente di Confagricoltura Varese: «I nostri imprenditori di questo settore», afferma il dirigente dell’associazione di categoria, «stanno compiendo un buon lavoro, ottenendo delle commesse anche in giro per il mondo, l’Europa, la Russia e i Paesi arabi. Merito della loro bravura, con cui sono riusciti a ottenere dei lavori per la costruzione e la manutenzione di giardini, ma anche alla lungimiranza di saper fare rete. Anziché presentarsi come singoli, con cui sarebbe impossibile ottenere certi compiti, alcuni hanno creato una squadra di imprese, che ha permesso di affacciarsi anche a livello internazionale con buoni risultati».

Sul fronte di un altro settore tipicamente varesino, vale a dire il latte, Confagricoltura punta il dito sul prezzo alla stalla: «Oggi viene pagato 0,39 euro al litro» , dice ancora Brusa, «mentre noi puntavamo a qualcosa di meglio». Se si continuasse su questa media per tutto l’anno, comunque, va ricordato che si avrebbe il miglior risultato dal 2014 a oggi. Il secchio del latte è mezzo pieno anche per quanto concerne il sistema nel suo complesso: nonostante nel Varesotto il settore primario rappresenti solo «l’1-1,5% del Pil», prosegue il presidente di Confagricoltura, «mentre molti altri settori dell’economia, in questi anni, hanno perso migliaia di addetti, noi ci siamo mantenuti stabili e, in alcuni casi, i numeri sono aumentati. Merito degli altri capisaldi dell’agricoltura varesina e cioè floricoltura, la manutenzione e l’agriturismo». In più «stiamo cercando di promuovere ulteriormente i produttori dei marchi Dop, la Denominazione di origine protetta. Anche perché come formaggella (nella foto Blitz) siamo gli unici in Italia, mentre col miele ci siamo solo noi e un altro territorio. In generale, quindi, e parlo sia del nostro territorio che, in generale, del sistema Italia, dovremmo essere più bravi a programmare interventi, investimenti e programmi di sviluppo. Mi auguro che ciò possa avvenire a partire dalla nostra provincia, ma anche a livello ministeriale. Un esempio: nelle valli, alcuni nostri produttori sono ancora senza connessione internet. Quando si è nell’era dell’agricoltura di precisione e finanche dell’uso dei droni nei campi, ciò non può e non deve più avvenire».