La ferrovia convince a metà

La Prealpina - 17/01/2019

 Ferrovia per Malpensa, ecco le condizioni del territorio per un’opera che convince solo a metà. I quattro Comuni coinvolti fanno squadra: «Unica cabina di regia per portare avanti le istanze».

Da Gallarate al T2

L’opera – 5,6 chilometri di binari per collegare la stazione del T2 alla linea del Sempione Gallarate-Domodossola – costerebbe attorno ai 210 milioni di euro, con una stima di 37 milioni a chilometro che ne conferma la elevata complessità. Ma l’alternativa che era stata ventilata in passato, per collegare direttamente la Svizzera e la linea di Rfi Milano-Varese a Malpensa, era ancor più devastante: la famigerata Lugano-Malpensa, che avrebbe attraversato in galleria una serie di paesi e sventrato ben più aree boschive con i suoi enormi raccordi di collegamento con le linee ferroviarie per Luino e Domodossola. Costi, disagi del cantiere e complessità di realizzazione, oltre all’impatto sull’ambiente, continuano a suscitare perplessità, anche se i sindaci confidano nella leale collaborazione istituzionale.

Unica cabina di regia

La novità emersa dopo il sopralluogo di martedì è la grande unità d’intenti tra le amministrazioni locali dei quattri Comuni toccati dal progetto (anche se Somma Lombardo è interessata in modo più marginale e indiretto visto che solo su sedime aeroportuale), che hanno deciso di unire le forze e di presentare un documento unitario a Regione Lombardia. «Un’unica cabina di regia per portare avanti le istanze dei Comuni», la definisce l’assessore ai lavori pubblici di Gallarate Sandro Rech. Partendo dal presupposto che «la condizione di base per la realizzazione dell’opera è che si porti avanti il completamento delle opere ferroviarie a valle». Ovvero il potenziamento della linea RFI Milano-Varese, con il quadruplicamento della Rho-Parabiago e il triplicamento della Parabiago-Gallarate, indispensabili per rendere economicamente sostenibile il progetto, secondo gli studi effettuati dal Politecnico di Milano, e per far sì che i nuovi binari verso Malpensa possano effettivamente ospitare un servizio ferroviario in grado di togliere automobili dalla superstrada 336 e dalle strade che attraversano il territorio. Insomma, se le sensibilità sull’opera sono diverse (più favorevoli Gallarate e Cardano, più scettica Casorate), è condivisa la necessità di non creare quella che, per usare l’espressione di Rech, potrebbe diventare «una cattedrale nel deserto».

I paletti al progetto

Poi ciascun sindaco, nel documento che verrà inoltrato a Palazzo Lombardia, inserirà i propri paletti e le proprie richieste per quel che concerne la minimizzazione dei disagi dell’imponente cantiere e le compensazioni ambientali. Gallarate ad esempio chiederà un accesso dedicato all’area di cantiere, che eviti il transito dei mezzi dalle già congestionate via Sciesa e da via Carlo Noè, e un collegamento ciclabile tra Gallarate e Malpensa. Casorate Sempione porrà l’accento sulla riqualificazione del verde che dovesse essere sacrificato, visto che «nei nostri boschi, seppur poco curati, non ci sono solo infestanti ma anche piante di pregio che meritano di essere salvaguardate». Cardano al Campo, oltre alla ciclabile tra il Ciglione e il T2, ha già ventilato la possibilità di chiedere di realizzare una rotatoria all’altezza del Nautilus per regolamentare meglio l’accesso dei mezzi al cantiere.

Davide prova a battere Golia

Va bene il treno, ok alla ferrovia ma c’è qualcosa che non quadra in questo progetto da più di duecento milioni di euro che taglierà in due la brughiera. Si chiama sostenibilità ambientale. Basta prendere Google Maps e guardare come è ridotta l’area attorno all’aeroporto. Chiazze di cemento mischiate a un bosco che cerca di difendersi. Sembra la lotta di Davide contro Golia. L’aeroporto porta crescita, sviluppo, occupazione, business, soldi. Collega il nostro territorio al mondo. Questo ce l’hanno ripetuto in tutte le salse. Ma la natura esige rispetto: ha i suoi tempi e i suoi spazi. Devastare l’equilibrio proprio dove c’è tanto bisogno di alberi potrebbe essere un imperdonabile errore.Più treno, meno auto: si dirà. Ma è lo stesso Politecnico (ente tecnico) a sollevare questioni di opportunità sull’opera. Quindi c’è qualcosa che non quadra. Se poi si aggiunge che proprio in quell’area lavorano alcune delle scuderie più famose al mondo, allora le perplessità aumentano.Che fare, dunque? La Regione ascolti il territorio. Stavolta la politica non c’entra, vale il buonsenso. La brughiera ha bisogno d’aiuto? Sì, certo. Ma non per essere distrutta. Servirebbe un bel progetto di riqualificazione per quei boschi così belli ma così trascurati. E il treno? L’hanno detto in molti. E non solo dei comitati. C’è il raccordo di Busto Arsizio: potenziarlo e migliorarlo costa molto meno di costruire una nuova linea ferroviaria. Forse proprio questa potrebbe essere la soluzione.

 

Arrivano quelli che devastano tutto

Il progetto della ferrovia Malpensa-Gallarate come una spada di Damocle. La necessità impellente di lanciare un grido di allarme su ciò che la realizzazione del collegamento potrebbe rappresentare per i centri ippici situati nella zona di confine tra Cardano al Campo e Casorate Sempione. Il sopralluogo istruttorio di martedì ha reso ancora più palpabile la preoccupazione dei proprietari di due scuderie tra le più rinomate della provincia. «Da 52 anni abbiamo sede sul confine tra i due Comuni – inizia a raccontare Emilio Puricelli, titolare del Pentagon Riding Club di Cardano al Campo – non abbiamo mai potuto costruire nulla che non fosse inerente alla nostra attività, rispettando i severi vincoli posti dal Parco del Ticino ed ora arrivano quelli che vogliono devastare tutto in nome di non so quali interessi». Durante il sopralluogo il team di Ferrovienord non si è fermato lungo la Sp68 di Casorate Sempione, proprio dove sorgono le scuderie. «Nessuno è mai venuto a parlarci o a spiegare quello che potrebbe accadere nonostante noi saremo a 50 metri dalla zona interessata dal tratto ferroviario – prosegue Puricelli – la provinciale dovrà essere chiusa. Per quanto tempo? Quale sarà la viabilità alternativa?».

Tutte domande lecite quelle sollevate da Puricelli che si ritroverà a fare i conti con problemi enormi. «Se la strada verrà chiusa perderò dei clienti, non riuscirò a far arrivare gli approvvigionamenti e il materiale necessario per il centro. Senza dimenticare, cosa altrettanto grave, le ripercussioni sui nostri cavalli». Al Pentagon Riding Club sono scuderizzati 32 animali e vi lavorano 6 persone. «Con i rumori generati dalle ruspe e dai camion e da ogni tipo di lavoro si spaventeranno, sarà impossibile fare lezione. Una volta passati loro cosa resterà? La devastazione».

Numeri ancora più importanti quelli della Scuderia della Capinera di Casorate Sempione che ad oggi ospita circa 50 cavalli e dà lavoro ad una decina di persone. «La scuola di equitazione sarebbe messa a serio rischio, come del resto tutta la nostra attività – spiega Lorraine Cristofoletti, gestore della scuderia – per tutta la durata dei lavori cosa dovremmo fare? Chiudere i battenti? Si parla di un cantiere di due anni ma si sa come vanno queste cose e la durata potrebbe essere ben superiore». L’istruttrice di origini scozzesi riporta alla memoria un episodio significativo accaduto una quindicina di anni fa. «Dietro al nostro maneggio abbiamo costruito una pista di galoppo: abbiamo abbattuto delle piante che però poi sono state ripiantumate sotto lo strettissimo controllo del Parco del Ticino che mandava continuamente dei tecnici a controllare i lavori. E ora vogliono devastare la Brughiera».