La crisi di Governo amplifica le preoccupazioni

CANTELLO – (s.d.r.) «Alle crisi italiane – lo dicono sottovoce nei palazzi governativi ticinesi con amarezza ma senza scomporsi più di tanto – noi svizzeri ci siamo ormai un po’ abituati». Non è un caso se molti, troppi dossier tra Italia e Svizzera rimangono inevasi da anni, a partire dalla firma sull’accordo fiscale dei frontalieri, che giace ormai in cartellette di pelle impolverate in attesa del via libera che tarda ad arrivare da ormai 5 anni dal fronte del Belpaese. Sia chiaro, non è detto che il Governo italiano ancora in carica avrebbe mai firmato un patto con luci e ombre siglato tra l’ex ministro dell’economia Pier Carlo Padoan e la sua omologa svizzera Eveline Widmer-Schlumpf su 65 mila lavoratori italiani. Anzi, la sensazione è che si cercasse un nuovo tavolo di confronto su questo e sul tema delle banche svizzere in Italia si arriverebbe ad uno stallo non dissimile dal passato. Ma ad agitare la politica oltre frontiera non ci sono solo i frontalieri: c’è anche il caso non da poco che riguarda Campione d’Italia, con debiti pregressi che l’enclave ha contratto proprio con il Ticino, in parte saldati, e la riorganizzazione futura della città incastonata sulle rive del Ceresio. Ci sono poi collaborazioni, per contro, sempre attive sul fronte della cooperazione tra le forze dell’ordine, segnatamente forze di polizia di Stato e Guardie di confine per i pattugliamenti misti. Da Bellinzona fanno poi notare la buona qualità del dialogo tra la capitale ticinese e Regione Lombardia ma, senza una vera autonomia di là da venire e la possibilità di decidere su macro temi che riguardano due territori produttivi così attigui, anche questi aspetti positivi rimangono solo pannicelli caldi.