La condivisione di Galimberti: a Varese è iniziata la partita nel “campo aperto”

Malpensa24 - 10/11/2021

Come l’acqua cheta. Davide Galimberti nel suo discorso di insediamento ci ha infilato una frase (non certo a caso) densa di significato politico e per certi versi anche illuminante su come si sta muovendo lo scenario di questi tempi. A Roma, come a Milano e anche a Varese. Ma è passata via, quasi inosservata. Forse per via del tono di voce mai sopra le righe. Forse per quel modo di “tenere la scena” in modalità low profile. Ma chi conosce bene il sindaco di Varese, dice, che non c’è mai una parola fuori posto in quel che dice. Che i termine sono sempre meditati. E non sono verba volant, ma parole scolpite sulla pietra. E allora torniamo a quel “non amministreremo con maggioranze precostituite“.

Cosa significa? In quale parte di quel “campo aperto”, tanto di moda oggi nel centrosinistra, sta giocando la partita Galimberti? E’ vero, come dice il suo avversario elettorale, che la partita è spaccare il centrodestra? Oppure il sindaco di Varese (non solo lui) sta seguendo un percorso che a molti sembra un sentiero impervio, e (seppur ancora per pochi) invece è una strada da percorrere con attenzione e moderazione, ma anche con convinzione? Domande alle quali Galimberti non si sottrae, risponde e tra le righe rilancia e fa vedere in trasparenza una road map per certi versi nuova rispetto anche recente passato, quello del primo mandato.

Davide Galimberti, nel suo discorso di insediamento ha detto che governerà Varese “senza maggioranze precostituite”. Una dichiarazione forte se si guarda al risultato elettorale e si pensa che ciò è stato detto al primo consiglio. Significa che la sua maggioranza non è così forte e compatta? 
«Tutt’altro. Abbiamo vinto con una maggioranza “ampia”, che raccoglie diverse sensibilità e che è cementata dagli obiettivi che abbiamo condiviso e vogliamo raggiungere per Varese».

Quindi quella frase sembra stridere ancor di più con quanto ha appena detto. Non crede? 
«Il coinvolgimento è uno degli obiettivi che abbiamo fissato. Soprattutto con quelle forze politiche che hanno manifestato la volontà di collaborare. Quindi l’auspicio è abbattere gli steccati che hanno portato una coalizione a vincere e l’altra no e trovare il massimo consenso sull’attività amministrativa e sui provvedimenti che porteremo in consiglio».

All’esordio, sull’elezione del presidente del consiglio, un segnale è arrivato da una parte della minoranza e al di là della decisione raggiunta sul fil di lana di astenersi in maniera compatta. Come lo legge politicamente?
«Ho colto negli interventi parole di disponibilità che si sarebbero potute tradurre in un voto a favore del professore Coen Porisini. Ciò non è avvenuto, ma il messaggio l’hanno colto tutti ed è stato chiaro».

Il leghista Matteo Bianchi sostiene il contrario, ovvero qualcuno ha provato a spaccare il centrodestra, ma si è ritrovato in casa i franchi tiratori. Come risponde? 
«Una lettura che non condivido. Penso invece che le forze moderate del centrodestra non si trovino più a proprio agio in quella coalizione. Soprattutto dopo l’esito elettorale, poiché avendo seguito le forze populiste rischiano di essere ininfluenti nei prossimi anni di amministrazione».

E sui franchi tiratori che vi siete ritrovati in casa? 
«Erano nell’aria. E’ stato un tentativo di far prevalere la vecchia politica. E poi i numeri parlano chiaro: basta contare i voti raccolti da Coen Porisini».

Coesione e coinvolgimento sono belle parole. Che però in politica dovranno trovare riscontri concreti. Sulla presidenza del consiglio è andata “benino”. Il prossimo snodo saranno le commissioni. Sulla presidenza giocherete sul “campo aperto” oppure sulla “maggioranza pigliatutto”? 
«Stiamo a vedere. Questo è un lavoro che spetta ai gruppi politici. Da sindaco posso dire che nutro una speranza, ovvero che sulla presidenza delle commissioni ci possa essere il coinvolgimento di tutte le forze in consiglio».

Nel frattempo oggi si apre l’assemblea di Anci dove sono attesi anche il presidente Mattarella e il premier Draghi. E lei tra qualche giorno interverrà sul tema della “coesione territoriale”. Parlerà anche di quel “campo aperto” e di come Varese potrebbe essere uno dei laboratori politici nazionale? 
«Abbiamo costruito un progetto amministrativo all’insegna della massima coesione, coinvolgendo diverse esperienze politiche, civiche, culturali e sociali che hanno dato prova di grande responsabilità. E i cittadini ci hanno premiato con il loro voto. Varese è già un laboratorio politico. Mi consenta invece una riflessione sulla presenza all’assemblea di Anci del premier e del presidente della Repubblica. E’ la conferma che i Comuni e le amministrazioni locali nei prossimi anni avranno un ruolo fondamentale per il Paese».

Da un’elezione all’altra. Dopo le amministrative già si parla delle provinciali. Saranno di secondo livello, ma non per questo meno importanti. Condivide? 
«La Provincia nel recente passato è stata depotenziata e ha perso competenze e professionalità. Ora, in vista dell’attuazione del Pnrr il nostro territorio ha bisogno di  un ente che sappia fare sintesi, dialogare e dare, insieme a Camera di commercio che rappresenta il tessuto economico una visione del futuro».

Parla da candidato. Non è che… 
«La fermo subito. Non ho intenzione di candidarmi né alla presidenza della Provincia, né a quella della Regione come qualcuno va dicendo in giro. Il mio ragionamento nasce dalla convinzione che il centrosinistra, con le diverse forze civiche, è in grado di esprimere una proposta all’altezza del momento che stiamo vivendo e che possa restituire all’ente provinciale un ruolo centrale e non più marginale come quello di questi anni».