La burocrazia affossa il cargoMalpensa con le ali tarpate

La Prealpina - 09/07/2020

che preferiscono far atterrare le loro merci nell’area cargo dell’aeroporto di
Francoforte e pagare un autostrasportatore che si metta alla guida
e le faccia arrivare a Milano, piuttosto che prevedere unn volo che
arrivi direttamente a Cargo City a Malpensa. E così, Cargo City cresce soltanto in modo fisiologico, ma non riesce a decollare sul serio, pur avendone tutte le potenzialità». Per Fabrizio Dallari ( n e lla foto) direttore del centro sulla logistica e Supply Chain management della Liuc Business School, è certamente questo uno dei nodi critici che riguardano lo sviluppo
del settore logistico in provincia di Varese.

È emerso chiaramente nella ricerca “Regional Logistic Performance. La Regione Logistica Milanese”, realizzata dai ricercatori Liuc, in collaborazione con camera di Commercio di Milano e con il supporto di Alsea (Associazione lombarda spedizionieri e autotrasportatori) presentata nella giornata di ieri.
Così, pur in una crescita costante del settore, con le imprese che aumentano il loro fatturato mediamente del 5 per cento, Malpensa non riesce a cogliere appieno questa opportunità. La ragione? Si chiama burocrazia.
«Le merci che atterrano in brughiera – spiega Dallari – sono sottoposte a un ciclo di controlli che, di fatto, rallentano l’efficienza delle spedizioni stesse. È chiaro che non tutti i prodotti vengono controllati, ma nel momento in
cui scatta una ispezione, apriti cielo. I tempi si allungano e le consegne non vengono rispettate.
Il risultato è che anche le nostre aziende preferiscono utilizzare
aeroporti diversi».
Si crea, insomma, un problema di mancanza di attrattività. «Queste
lungaggini – continua il docente della Liuc Business School- fanno sì che Malpensa risulti meno attrattiva, ad esempio, per grandi aziende giapponesi o americane che potrebbero invece insediarsi in brughiera con un loro centro logistico».

Una perdita non da poco: investimenti e nuovi insediamenti sul territorio significano infatti sviluppo, occupazione e crescita del business.
C’è un altro elemento, tra l’altro, che colpisce. per una volta sotto
accusa non sono i mancati collegamenti infrastrutturali con l’aeroporto («perchè in fondo alcune opere sono state realizzate») ma quelle che gli imprenditori non esitano a definire scartoffie. Così, il risultato è che Cargo City cresce solo fisiologicamente, vale a dire per un inevitabile aumento
delle merci trasportate, ma non mette a segno performance eclatanti.
«Potrebbe crescere molto di più», sintetizza Dallari.
Se lo facesse, tra l’altro, si potrebbe creare un ulteriore circolo virtuoso con con i terminal intermodali presenti in provincia. «Il terminal di Busto e Gallarate – sottolinea Dallari – è il più grande dell’area presa in considerazione dalla nostra ricerca e lavora molto bene. saranno necessari investimenti per un ulteriore sviluppo»