La buona economia spiegata dai monaci

CASTELLANZA La buona economia ha trovato la sua regola. Non è molto dissimile da quella dei monasteri benedettini, dove Massimo Folador, scrittore, ricercatore e docente della Liuc Business School, conduce ormai da anni ricerche orientate a carpire i segreti meccanismi che sovrintendono alla vita monastica e la rendono sostenibile ed efficace in chiave economica. Il suo ultimo libro, “Storie di ordinaria economia”, è stato presentato ieri sera nell’auditorio della sua stessa università, con introduzione del direttore della Business School Raffaele Secchi e al fianco di alcune persone che hanno accompagnato l’autore in un percorso che certo riserverà nuove sorprese. Primo fra tutti, se non altro per il saio che aveva indosso, padre Natale Brescianini, benedettino dell’ordine camaldolese, ha spiegato in parole semplici l’essenza del monachesimo: «La ricerca di una dimensione unitaria della persona che spesso rischia di finire centrifugata e scomposta da ritmi che non gli appartengono. Sul piano economico, il vero contemplativo è chi sa creare valore senza limitarsi al profitto. Perché l’etica non è solo giusta. È anche conveniente», ha affermato il monaco, usando la celebre parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci «che in realtà fu una suddivisione delle poche risorse disponibili a fronte della moltitudine degli astanti» per indicare con altrettanta semplicità un’ottica assai lontana dall’egoismo che spesso condiziona il dibattito politico. L’alternativa ad un’altra ricetta che va per la maggiore sull’esempio del protezionismo del presidente Trump, è quella di un’economia cooperativa, basata sulla collaborazione anziché sulla conservazione di posizioni acquisite. Ne ha parlato Ruggero Frecchiami, direttore del gruppo Assimoco, che guarda al modello cooperativistico come al più puntuale nel mondo attuale e profittevole nel medio e lungo termine. Il direttore della pagina economica di Avvenire, Marco Girardo, ha rinverdito la lezione dell’abate Genovesi sull’economia civile, caratterizzata da relazioni tra persone e territorio e reciprocità. Lo stesso Folador ha individuato tre caratteristiche fondamentali per un’economia autenticamente etica: «Valorizzazione quasi istintiva verso le persone, anche intese come capitale umano, la tendenza alla collaborazione e vivere l’impresa come progetto sociale secondo un’idea che va oltre l’azienda». Luciano Cimmino creatore di marchi come Carpisa, Jaked e Yamamay, ha portato il suo personale esempio sottolineando l’importanza di sapere ascoltare.