La battaglia per l’equità fiscale sulla Tari «Senza colpire le categorie imprenditoriali»

La Provincia Varese - 03/07/2017

Proprio in queste settimane, in molti comuni, è in scadenza la prima rata della tassa rifiuti, la Tari, sulla quale Confartigianato Imprese Varese è intervenuta più volte chiedendo equità e trasparenza nella sua applicazione. Oggi qualche passo in più nella direzione indicata dall’associazione varesina è stato compiuto, ma gli occhi devono restare aperti: il Tar del Lazio infatti ha imposto al Ministero dell’Ambiente un adeguamento della normativa sui rifiuti, ferma al 1984 a dispetto della normativa, delle richieste per avvicinare la legislazione ai tempi e alle necessità delle imprese. Alle quali, sino ad oggi, il conto dello smaltimento dei rifiuti è costato caro, in alcuni casi, carissimo. Certamente, commenta Mauro Colombo direttore generale di Confartigianato Varese, «il cammino è ancora lungo ma questo passo avanti, nella direzione dell’equità fiscale, è importante e va nella direzione da noi a lungo indicata». È possibile che i comuni abbiano però in questo modo minori entrate, «ma siamo certi che troveranno il modo di non far pagare il conto alle imprese, consapevoli dell’importanza di una economia sana a beneficio di un territorio sano». Già nel 2013 Confartigianato Imprese Varese inviò a tutti i Comuni un Regolamento tipo per l’applicazione della tassa rifiuti (allora Tares), sensibilizzandoli sull’adozione di alcuni aspetti: la tariffa (per un corretto bilanciamento/ripartizione tra tariffe domestiche e non domestiche), le riduzioni e le agevolazioni che la PA può applicare a imprese e cittadini, la distinzione netta e certa tra rifiuti speciali e urbani, i principi di trasparenza. Ed ora la svolta, che si potrà definire davvero tale solo a metà agosto, con la sentenza del Tribunale amministrativo regionale che chiesto al ministero dell’Ambiente di emanare un nuovo decreto di assimilazione dei rifiuti speciali agli urbani. L’obiettivo è armonizzare la legislazione ambientale, ferma da 33 anni, alle rivoluzioni che, nel frattempo, hanno cambiato la vita di cittadini e imprese: nuove tecniche di produzione, nuovi materiali impiegati, nuove tipologie di rifiuti generati e relativo smaltimento differenziato. Ora dunque, con l’arrivo della prima bozza di decreto, le amministrazioni comunali sono chiamate a un impegno che non lascia spazio a interpretazioni: la bozza di decreto dice che le imprese non avranno più l’obbligo di pagare la Tari sulle aree produttive, compresi i magazzini di materie prime e di prodotti finiti dove si originano rifiuti non assimilabili agli urbani. I rifiuti speciali, ovviamente, dovranno continuare ad essere smaltiti dall’azienda attraverso società specializzate. «Certo – sottolinea Confartigianato – la svolta non sarà indolore perché, stando alla bozza, saranno introdotti molti paletti che porteranno a una riduzione delle superfici e quindi delle entrate alla Pa. Il rischio, insomma, è che altre attività imprenditoriali non produttive di rifiuti speciali, come acconciatori, estetiste, bar e ristoranti, fioristi si vedano aumentare l’importo Tari da pagare. Un rischio da scongiurare puntando a una ripartizione equa dei costi tra imprese e cittadini. E senza colpire altre categorie imprenditoriali».