JRC ISPRA: «Diteci che cosa conterrà l’area 41»

La Prealpina - 19/06/2017

Il Jrc (Joint Research Center) di Ispra e il nuovo magazzino dell’”area 41”, destinato ad ospitare scorie radioattive, sono ormai da giorni sotto i riflettori della politica nazionale. Dell’onorevole leghista Giancarlo Giorgetti l’ultima interrogazione, indirizzata al presidente del Consiglio dei ministri, al ministro dell’ambiente, al ministro dello sviluppo economico, per sapere «se il Governo intenda acquisire elementi dalla Commissione europea e fornire notizie sulla tipologia, sulla provenienza e sulla quantità di rifiuti che sono destinati al nuovo magazzino, informando i cittadini per attenuare le preoccupazioni e rispondere agli interrogativi su che cosa effettivamente verrà portato e depositato sul territorio».

Il nuovo magazzino, costruito dall’Unione europea e in attesa dell’autorizzazione da parte dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, (ISPRA, neanche a farlo apposta, il suo acronimo), «dovrà ospitare scorie nucleari;    si tratta di un sito poco distante dal luogo ove in passato funzionavano due reattori nucleari costruiti da Euratom. Nel sito opera oggi il centro di ricerca Joint research centre (Jrc), che si occupa di ambiente, scienza ed emergenze meteorologiche, e che va verso l’obiettivo di gestire il processo di disattivazione di tutte le scorie prodotte in passato e arrivare al cosiddetto “Green field”, ossia un ambiente sano e senza contaminazione».

L’interrogazione raccoglie la preoccupazione relativa a quanto il magazzino dovrà contenere, e cioè se “solo” i rifiuti prodotti dal Jrc o anche da altri siti nucleari.

L’occasione che ha fatto scoppiare la polemica è stata come noto la presentazione di una mostra di numerosi artisti, avvenuta a Ispra il 10 giugno scorso, nella quale «i dirigenti del Jrc, pr dimostrare l’assenza di pericoli, hanno spiegato ai sindaci della zona che si tratta della continuazione dello stoccaggio del materiale nucelare già conservato al centro di ricerche e che, anzi, proprio quell’area avrebbe ospitato dal 29 settembre e fino a metà ottobre, la mostra d’arte con i fusti vuoti che in passato erano stati i contenitori delle scorie nucleari», ha concluso Giorgetti.

«Tuttavia, presso l’Ispra si producono rifiuti atomici dalla fine degli anni ‘60 – conclude il parlamentare – e il nuovo deposito, si dice il secondo più grande di tutta l’Europa, solleva una serie di interrogativi su cosa effettivamente verrà portato e depositato sul territorio del Varesotto».