ITS: una scommessa culturale per far crescere il paese

Dieci anni, 103 fondazioni, un tasso di occupazione attorno al 83%. Sono i numeri dell’istruzione tecnica superiore, il terzo livello di formazione previsto dal panorama educativo italiano. Si tratta di un canale post diploma molto giovane ( istituito nel 2009) che sconta la confusione di un nome che lo confonde con le scuole superiori.

Ma da un anno all’altro, il settore dell’Its è cresciuto: lo scorso anno in Italia si contavano 93 fondazioni, 18 in Lombardia. Oggi sono aumentate a 103 mentre nella nostra regione si sono aggiunti due nuovi enti erogatori. Le performance degli istituti tecnici professionalizzanti è alta e la certificazione arriva da Indire, l’ istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa che vaglia le performance delle singole realtà e di ogni corso: « Al momento ci atteniamo alle dichiarazioni che ci forniscono i presidenti delle fondazioni, ma dal prossimo anno monitoreremo direttamente attraverso i codici fiscali dei giovani» ha spiegato la dottoressa Antonella Zuccaro, prima ricercatrice di Indireintervenuta questo pomeriggio alle Ville Ponti invitata dalla Camera di Commercio per fare il punto sul canale “ITS”.

Un controllo attento che ha già individuato alcune realtà silenti mentre ha evidenziato eccellenze vere di una formazione precisa e tarata sul mondo del lavoro. Come quella che offre la Fondazione Lombardia Mobilità Sostenibile di Somma che si occupa di aeromobili. In questi anni, sono usciti dai laboratori di Case Nuove oltre 240 tecnici preparati, con un tasso di occupazione che ha raggiunto punte del 97% in uno dei suoi percorsi attestandosi tra il 90 e il 95% negli altri.

LE CRITICITÀ
Con risultati così entusiasmanti, non si capisce il motivo per cui questo canale di alta formazione rimanga ancora una nicchia tra le scelte post diploma: « Anche se qualcosa sta cambiando – ha commentato la dottoressa Zuccaro anticipando i risultati che stanno emergendo dall’ultima indagine sulle scelte post diploma – tra i liceali cresce la quota di quanti si iscrivono a questi percorsi biennali».

IL MODELLO EDUCATIVO
Il punto di forza sta nell’approccio fortemente improntato sulla laborialità: la metà dei docenti arriva dal mondo del lavoro e oltre un terzo del percorso si svolge in tirocinio in azienda. Ed è proprio durante i mesi trascorsi in stage che si creano quelle occasione e opportunità destinate a concretizzarsi in rapporti di lavoro nel 90% dei casi. Lo confermano gli ex studenti, lo dicono gli imprenditori che del tirocinio hanno tratto un modello per comprendere la bontà di un futuro contratto.

I GIUDIZI DEGLI STUDENTI
Pienamente soddisfatti sono gli attuali studenti che, intervistati da Michele Mancino, hanno parlato di serietà, opportunità, capacità incontrate nei due anni di formazione.

Il sistema ITS italiano è giovane e piccolissimo se paragonato ai 10 milioni di ragazzi che attrae il sistema tedesco ( dove però il modello duale vanta una tradizione molto lunga). La buona notizia è che a piccoli passi il settore sta crescendo ( tremila studenti in più rispetto allo scorso anno), che il tasso di abbandono è attorno al 16%, la cattiva è che ancora non c’è omogeneità sul territorio nazionale.

Il Presidente della Camera di Commercio Fabio Lunghi, che ha voluto l’incontro alle Ville Ponti, ha ribadito l’importanza di questo canale che avvicina mondo della scuola e imprese, mentre Mattia Premazzi consigliere della Provincia di Villa Recalcati ha ricordato il valore di questa via che va verso la formazione di figure specializzare necessarie al paese. La vera risposta risposta alla necessità di crescita di un paese che non si può accontentare di compensi solidali.

Brugnoli: “Gli Its sono strategici, nei prossimi 3 anni serviranno 193mila tecnici”

«Nel prossimo triennio saranno 193mila i posti di lavoro a disposizione nei settori cardine della nostra economia e del Made in Italy: nella meccanica, nell’Ict, nell’alimentare, nel tessile, nella chimica e nel legno-arredo. Si tratta di figure professionali che in un caso su 3 saranno di difficile reperimento per le imprese». L’incipit dell’intervento di Giovanni Brugnoli, vice presidente di Confindustria con delega al capitale umano, al convegno sugli Its (Istituti tecnici superiori), va dritto alla questione cruciale riguardante questa formazione terziaria post diploma: i numeri dei diplomati Its sono ancora troppo bassi rispetto al fabbisogno del sistema. «Sono i dati che ci dicono dove dobbiamo andare – ha continuato Brugnoli – Per arrivare a calcolare quel fabbisogno di tecnici nei 6 settori chiave, abbiamo tenuto in considerazione le previsioni di quota 100, cioè le fuoriuscite dal mercato del lavoro, e la previsione di crescita prudenziale del Pil calcolata tra lo 0,4% e lo 0,6%».